PER IL RUOLO UNICO DOCENTE ED IL RISPETTO DELLA FUNZIONE PROFESSIONALE DEGLI INSEGNANTI


copertinaAnni di confusione e dominio dei sindacati pronta-firma e pan-impiegatizi (monopolio del diritto di assemblea) determinano il ritorno di divisioni, micro-corporativismi interni alla categoria, nonché speculazioni mediatiche tese ad inquinare l'immagine del corpo docente italiano pompate ad arte per creare consenso intorno alla controriforma Renzi ed annichilire la resistenza nelle scuole.
1) L'ATTACCO MEDIATICO CONTRO LE 'MAESTRE'
Spesso leggiamo articoli di giornali e ci troviamo di fronte a servizi radio e Tv che denunciano fatti di cronaca edulcorati ad arte che attaccano la scuola pubblica, specialmente la scuola dell'Infanzia e la Primaria 'per interposta persona'. L'opinione pubblica viene portata ad immaginare così responsabilità non ascrivibili alla scuola di stato. Ma il più delle volte, ad un'attenta rilettura, i dati di fatto dimostrano la tendenziosità della 'notizia': problemi negli asili nido? Colpa delle 'maestre'! Casi di maltrattamenti nelle scuole dell'Infanzia private? Colpa delle 'maestre'! Pratiche inaccettabili in alcuni centri per anziani e per diversamente abili? Colpa delle 'maestre'! Ogni volta che vengono fatte girare queste notizie, gli autori si guardano bene dal ricordare che gli addetti di quei servizi non ricoprono ruoli statali, sono stati assunti da strutture per l'accesso alle quali non è richiesta la laurea (come invece invece avviene per la scuola pubblica di OGNI ORDINE E GRADO), non sono richieste neppure le conoscenza del vecchio Istituto Magistrale. Se l'informazione fosse completa, sarebbe del tutto evidente che nella maggior parte dei casi, semplicemente non si può parlare di 'maestre'...
Tale campagna di disinformazione, non a caso è condotta contro la scuola di base che, in quanto primo 'step' nella scelta fra sistema pubblico e privato, con il sempre avversato tempo pieno, l'alto livello inclusivo e professionale, nonché la sua specificità didattica multietnica, più disturba le velleità concorrenziali, la cd 'sussidiarietà' delle scuole-azienda, di tendenza e confessionali. Uno degli effetti interni alla categoria di tale vergognosa campagna di disinformazione è il divide et impera fra docenti della Secondaria e della Primaria. In alcuni casi abbiamo persino assistito ad una sorta di levata di scudi non contro l'elezione di quei 'comitati di valutazione' che la L. 107/2015 vorrebbe introdurre in tutte le scuole per realizzare 'l'operazione demerito' incentrata sullo strapotere del dirigente, bensì contro la presenza di insegnanti di scuola Primaria in questi 'comitati di Sua Maestà'. E lo abbiamo visto sia a proposito della mera possibilità (ché d'altro non si tratta) della presenza di insegnanti della scuola Primaria nel novero dei 'nominati' in stile 'X Factor' dalle Direzioni Regionali a latere del dirigente, che, addirittura, a proposito dell'elezione da parte del Collegio Docenti di insegnanti della Primaria nel 'comitato' degli istituti comprensivi. S'è parlato di 'paradosso' ma, pur lecito, paradossale invece è proprio questo 'dibattito'.
In primis chi sta nel famoso 'comitato di valutazione' non valuta nessuno: la L. 107 chiama i membri del comitato solo ad elaborare i criteri per la valutazione dei docenti, ma di tali criteri, rifacendosi alla gerarchia dei criteri previsti per legge (ed il primo richiama proprio quella valutazione discrezionale che non consente, ad esempio, di mischiare la presunta 'qualità' con la quantità), il dirigente può tranquillamente fregarsene, perché LUI e SOLO LUI deciderà sui 'meritevoli'.
E' il 'comitato' in sé il paradosso, nonché paradossale è stato il meccanismo seguito da Renzi nella campagna di assunzioni, ma non c'è proprio nulla di male nel fatto in sé dell'eventuale presenza o meno di un insegnante 'elementare' nel 'comitato', cosa del tutto fisiologica negli istituti comprensivi, ma anche qualora fosse stato scelto dall'Uff. Scolastico Regionale (senza dimenticare, tra l'altro, l'inettitudine della polemica, atteso che sono stati nominati quasi ovunque SOLO DIRIGENTI e non certo docenti).
Secondariamente, se ci fermiamo alla mera 'qualifica', la 'guerra' alle 'maestre' è assolutamente impropria, visto che l'ordine e grado di istruzione qualitativamente migliore in Italia (e lo sanno tutti) è, ed è sempre stata, la Primaria (al PRIMO posto nel pianeta sino al 1990, ed attualmente al sesto posto solo a causa degli interventi distruttivi operati inizialmente con l'introduzione di criteri adultistici con i moduli '4' - insegnanti - 'su 3' - classi -, ed a 'scavalco' - insegnanti disposti a completamento orario su cicli diversi - già con la L.148/1990, poi dalla Moratti sui programmi e dalla Gelmini con il cd. 'maestro prevalente', contro ben altri 'piazzamenti' per Medie e Superiori, le quali soffrono di mancanza di interventi appropriati ed abbondanza di interventi inappropriati, come ad esempio le controriforme fatte a colpi di circolari - vd. 'Brocca' - o il minimalismo del duo Moratti-Gelmini: prima, l'Italia 'sfornava' i migliori diplomati del continente - vd. in proposito il progetto Unicobas per le scuole di ogni ordine e grado, qui pubblicato a seguire), ove si entra con la laurea da molti anni ed ove ormai l'80% è laureato, anche se vergognosamente non può utilizzare quella laurea neppure al fine della ricostruzione della carriera (mentre invece i diplomati delle Medie - educazione tecnica e motoria - hanno goduto dal 1974 della parificazione d'orario e stipendio con i laureati del medesimo ordine di scuola).
In campo metodologico-didattico, in Italia, l'innovazione NASCE o alle Elementari (Mario Lodi, Alberto Manzi, etc.), o nella scuola dell'Infanzia (Montessori, Agazzi, etc.), e gli stessi concorsi hanno sempre previsto per la Primaria competenze metodologico didattiche e conoscenza di elementi di psicologia dell'età evolutiva troppo spesso colpevolmente non richieste ad altri ordini e gradi di scuola. Ciò, in omaggio alla logica di Gentile (filosofo fascista), secondo la quale basterebbe la conoscenza della materia d'insegnamento per saper insegnare, a prescindere dalla capacità empatica e dalla conoscenza dell'ambito metodologico-didattico (cosa assolutamente assurda). La visione di Gentile ha determinato un'idea 'piramidale' della scuola, riservando al Liceo Classico il 'titolo' di 'scuola d'eccellenza' con tutto il resto in subordine, in primis la Scuola Elementare, considerata una riserva per 'maestrine dalla penna rossa'.
Non esiste chi è 'più docente assai'. Avere a che fare con alunni di età più bassa, non significa avere competenze 'inferiori' (semmai sarebbe il contrario): per questo l'UNICOBAS HA NELLA SUA PIATTAFORMA, da sempre, il RUOLO UNICO DOCENTE, che significa eguale rispetto, orario, retribuzione PER TUTTI GLI INSEGNANTI dall'Infanzia alle Superiori (con parificazione al livello apicale e nell'ambito della madia salariale europea)!

2) PROFESSIONALITA' E CONTROLLO 'DISCIPLINARE' E DEONTOLOGICO
La questione principale riguarda la formazione di base ed il sistema di reclutamento del corpo docente. Le polemiche su quanto succede a volte anche nelle scuole (polemiche che, come si ripete, il più delle volte NON dovrebbero riguardare la scuola pubblica statale, bensì asili nido privati o comunali, scuole private, non solo dell'Infanzia, e centri privati per diversamente abili o per anziani) sono molto speso strumentali, PRIMA DI TUTTO PERCHE' ELUDONO PROPRIO LA FORMAZIONE DI BASE.
L'Unicobas è da sempre per lauree direttamente abilitanti, con un biennio obbligatoriamente ad indirizzo metodologico-didattico, almeno un anno di tirocinio tutorato in sede universitaria, tesi ad indirizzo metodologico-didattico ed esami di psicologia dell'età evolutiva, e per assunzioni direttamente dalle graduatorie di merito universitarie ed un anno di prova tutorato direttamente nella scuola ove si viene assunti. Pare evidente che ha molto più senso una 'valutazione' ab origine che dopo l'assunzione (quando eventuali danni sono già stati prodotti).
Tutto ciò ha necessità di un intreccio con i diritti acquisiti dagli attuali precari e quindi deve essere preceduto da assunzioni tramite un canale di reclutamento ove contino le abilitazioni già conseguite e il servizio e che dia la possibilità a quanti non hanno potuto abilitarsi a causa dell'assenza di concorsi specifici di potersi abilitare.
Per quanto attiene alla definizione dell'ambito deontologico e disciplinare, l'Unicobas è per "...l'istituzione di un Consiglio superiore della docenza come organo di autogoverno e di garanzia della deontologia professionale dei docenti, formato da insegnanti eletti su base nazionale e regionale che abbiano il compito di controllare la formazione di base ed in itinere, nonché definire gli standard professionali attraverso l'individuazione di meccanismi volti al monitoraggio dell'efficacia dell'insegnamento e della sua valorizzazione..."
Ma non ha senso parlare di funzione docente se non lavora per una profonda riforma della Scuola di ogni ordine e grado. Perciò riportiamo il NOSTRO generale PROGETTO (che s'interseca anche con il nostro appoggio alla LIP, in ordine anche alla sua riattualizzazione):
LA SCUOLA CHE VOGLIAMO (LA RIFORMA DELLA SCUOLA SECONDO L'UNICOBAS)
Il progetto di riformasi basa sulle seguenti istanze valide per le scuole di ogni ordine e grado:
- limitazione del numero degli alunni per classe ad un massimo di 24 sull'organico di fatto e 20 in presenza di un alunno diversamente abile;
- garanzia del rapporto 4 a 1 tra insegnanti di sostegno e alunni diversamente abili;
- la presenza di almeno un mediatore culturale per la facilitazione dell'integrazione di studenti stranieri;
- seconda lingua obbligatoria: nel caso della scuola primaria, di quella secondaria di primo grado e delle scuole secondarie di secondo grado come Istituti Tecnici e Professionali dove deve essere una lingua comunitaria; per quel che concerne i licei la scelta è libera;
- trasformazione dell'ora di religione in un corso di Storia delle Religioni da praticarsi una sola ora a settimana in tutte le scuole di ogni ordine e grado;
- creazione di laboratori anche non strettamente curriculari, dei quali lo studente deve sceglierne obbligatoriamente almeno due, destinati a classi aperte, nel caso della scuola primaria e secondaria di primo grado anche per "età mentali";
- aprire le strutture scolastiche al territorio e favorire la fruizione gratuita dei laboratori, delle biblioteche e degli impianti sportivi.Per una scuola come centro d'aggregazione territoriale e di integrazione.
SCUOLA DELL'INFANZIA
- introduzione di principi pedagogici basati sulle intuizioni dei piùimportanti pedagogisti italiani e stranieri con particolare attenzione a MariaMontessori, alle sorelle Rosa e Carolina Agazzi, a Tina Tomasi e LambertoBorghi, a Friedrich Froebel e Freinet;
- estensione dell'obbligo scolastico all'ultimo anno di scuola dell'Infanzia (5 anni di età).
SCUOLA PRIMARIA
- ritorno alla suddivisione della Scuola Primaria in 2 cicli: 1° ciclo (dalla prima alla seconda classe) 2° ciclo: (dalla terza alla quinta classe);
- completa e coerente attuazione del tempo pieno, abrogazione del cosiddetto"maestro unico" o "prevalente" e ripristino dell'insegnamento modulare basato sulla divisione in due aree prevalenti (linguistico-espressiva e logico-matematica) con l'affidamento di alcune altre discipline specifiche (ed.motoria, ed. musicale, lingue straniere, informatica, storia delle religioni) ad insegnanti con titoli e competenze inerenti;
- eliminazione dei moduli con 4 insegnanti su 2 classi e dei moduli 'a scavalco' (insegnanti disposti a completamento orario su classi di cicli diversi)
- introduzione dello studio di due lingue straniere comunitarie e del linguaggio musicale;
- ritorno al programma ministeriale di Storia come prima della riforma Moratti e ritorno al curricolo ciclico, cfr. 'nuovi' programmi per la scuola primaria del 1985;
- avvicinamento ai linguaggi informatici e multimediali;
- per l'ultimo anno di scuola primaria si prevede la suddivisione dell'orario scolastico tra insegnanti di scuola primaria e scuola secondaria di primo grado,così da facilitare il passaggio dei bambini ad un sistema pedagogico relativo ad una diversa fase dell'età evolutiva, in parziale analogia con il modello francese;
- ripristino dei giudizi analitici e dell'esame di licenza di Scuola Primaria.
SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO
- per il primo anno si prevede (come per l'ultimo anno della primaria), la suddivisione dell'orario scolastico tra insegnanti di Scuola Primaria e Secondaria di Primo Grado per valorizzare gli elementi di continuità del curriculum, in parziale analogia con il modello francese;
- introduzione dello studio del latino fin dalla seconda classe della Scuola Secondaria di Primo Grado. Nel momento in cui gli ultimi interventi controriformistici sulle scuole superiori stanno minando fortemente la possibilità degli studenti di qualsiasi tipo di liceo di apprendere proficuamente le strutture linguistiche e i contenuti letterari della cultura latina, si ravvisa invece proprio la necessità di rilanciare lo studio del latino, chiamando l'opinione pubblica a riflettere sulla sua utilità in generale e nel nostro Paese in particolare. Attraverso lo studio del latino si sviluppano esponenzialmente le capacità di apprendimento della sintassi e della semantica della lingua italiana e delle lingue neolatine, si potenziano le abilità logico-deduttive estendibili a tutti i campi del sapere, inclusi naturalmente quelli di ambito scientifico e tecnologico. Viceversa. l'enorme patrimonio storico-artistico del nostro Paese rischia di essere ulteriormente dimenticato e di apparire agli occhi delle future generazioni come qualcosa di "inutile e derelitto", e quindi alieno da sé, laddove invece costituisce una ricchezza culturale ed economica che identifica e contraddistingue l'Italia ed ha sempre orientato i gusti estetici degli altri Paesi europei;
- introduzione di un'area tecnico-pratica e artistico-musicale che si avvalga del supporto di specifici laboratori artigianali ed artistici e che miri allo sviluppo delle competenze e capacità manuali e creative dei ragazzi in raccordo con le esigenze specifiche del territorio, anche in vista dell'orientamento verso le scuole superiori;
- introduzione di un'area laboratoriale curricolare per l'avvicinamento dei ragazzi alla comprensione e decodificazione dei linguaggi "non letterari" cinematografico e teatrale;
- approfondimento della conoscenza e potenziamento delle abilità di utilizzo dei linguaggi informatici e multimediali.
SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO
- innalzamento dell'obbligo scolastico all'effettivo raggiungimento del diploma di scuola secondaria di secondo grado o almeno al raggiungimento di una qualifica professionale, questo per garantire una effettiva scolarizzazione e combattere la dispersione, problema sempre più grave in Italia;
- separazione "dialettica" degli studi della storia e della geografia, ricollocando ciascuna delle due materie nell'ambito della disciplina di competenza tramite l'assegnazione di un monte ore adeguato e di una programmazione comune;
- aumento delle ore disciplinari di italiano: ribadiamo la necessità di un loro incremento a fronte della consapevolezza che agli istituti superiori approdano studenti sempre più deboli nelle capacità di utilizzo della lingua a causa di un generalizzato processo di semplificazione ed essenzializzazione dei codici comunicativi; va inoltre considerato il fatto che è sempre più cospicua la quantità di studenti per i quali l'italiano non è lingua madre;
- studio del diritto come disciplina a sé stante e quale elemento formativo ed interdisciplinare capace di sviluppare la responsabilità e la coscienza del cittadino di appartenere ad una collettività civile e solidale. Tale insegnamento deve essere assegnato ad un docente specializzato nella materia;
- nel caso del Liceo delle Scienze Umane, inserimento dello studio della didattica della lingua italiana come "Lingua 2";
- PER TUTTI I LICEI
o studio del latino obbligatorio. A tal proposito si precisa che il percorso liceale deve garantire agli studenti l'accesso, in maniera serena e proficua, a qualsiasi corso universitario di laurea e a tal fine deve prevedere un curriculum di discipline che conferisca una solida formazione di base. Ad esempio, l'istituzione di per sé apprezzabile del liceo coreutico, prevista dalla riforma Gelmini, necessita di un ampliamento dell'offerta formativa per quanto concerne le discipline di cultura generale quali l'italiano, il latino, la matematica, nonché la fisica, la chimica e la biologia;
o portare a 3 le ore dedicate alla filosofia per ogni tipo di liceo oltre al Classico, e introdurre almeno un'ora di Storia della musica e ascolto musicale;
- ISTITUTI TECNICI E PROFESSIONALI
o potenziamento delle attività laboratoriali attraverso l'istituzione di laboratori relativi alle professioni artigianali e artistiche che sviluppino le competenze manuali e creative degli studenti anche in raccordo con il patrimonio e le esigenze del territorio;
o realizzazione di un percorso strutturato di alternanza scuola-lavoro attraverso la formula degli stages, durante gli ultimi due anni di corso, integrati al curricolo e funzionali al raggiungimento degli obiettivi disciplinari, ma che non compromettano la possibilità degli studenti di continuare il loro percorso scolastico anche nella prospettiva del proseguimento degli studi universitari. Per realizzare tale integrazione è necessaria un'attività di forte raccordo con le regioni e il mondo dell'impresa e l'istituzione della figura di un docente tutor a tempo pieno che garantisca la validità didattica del percorso e vigili sul rispetto delle norme di sicurezza e sui diritti (anche sindacali, vedi il diritto di assemblea e di sciopero) degli studenti-lavoratori.
Stessa cosa dicasi per la questione relativa allo stato GIURIDICO E CONTRATTUALE relativo alla Scuola Pubblica:
IL PROGETTO SINDACALE DELL'UNICOBAS PER LA SCUOLA
CGIL, CISL, UIL, SNALS e Gilda parlano di contratto, ma fanno finta di non sapere che proprio grazie all'accordo siglato da loro con Tremonti siamo in blocco, che il contratto da biennale (per la parte economica) l'hanno fatto diventare triennale e soprattutto che hanno portato la scuola nel calderone indistinto del pubblico impiego, all'interno del quale vige la regola (DL.vo 29/1993) che gli 'aumenti' non possano superare l'inflazione programmata dalla parte datoriale (Ministro dell'Economia). Per questo, col passaggio dalla lira all'euro, avemmo un rinnovo del 2% a fronte del dato Istat al 6% e di un aumento dei prezzi al consumo pari al 50%. Per questo, dal 1995 abbiamo contratti sempre sotto l'inflazione dichiarata (dato Istat) e reale (incremento vero del costo della vita) e non potremo MAI neppure avvicinarci alla media retributiva europea, ove siamo (tenendo presente anche la diversità dei costi standard) all'ultimo posto, persino sotto Grecia e Portogallo. O si esce dal pubblico impiego e dal campo di vigenza del DL.vo 29/1993, come l'Unicobas vuole da anni, o risulta PERSINO RIDICOLO parlare di stipendi (...europei).

Con il DLvo 29/93 il governo Amato, col placet di CGIL, CISL, UIL, privatizza il rapporto di lavoro della Scuola (ma non dell'Università, dei magistrati, dell'esercito, della sicurezza). Questo è il primo passo essenziale dell'impiegatizzazione del corpo docente. Da allora non esiste più il ruolo, bensì l'incarico a tempo indeterminato (tipico un tempo del supplente annuale), o a tempo determinato per i precari, che sarebbe come dir loro 'lasciate ogni speranza o voi che non siete entrati'. Il ruolo era soprattutto uno scudo a garanzia dell'autonomia della funzione docente e del rispetto del dettato costituzionale sulla libertà di insegnamento, tipico del lavoratore 'non subordinato' e professionale (valutabile, in caso di controversie, solo da chi ha competenze per farlo com'erano i consigli di disciplina eletti previsti dai Decreti Delegati ed aboliti nel 2008 da Brunetta).
L'eliminazione del ruolo, e la contestuale trasformazione del preside in 'datore di lavoro', annunciava già nel 1993 la figura del 'dirigente' (ruolo aziendalista che confligge con la comunità educante e con l'ambito collegiale e democratico di autogoverno della scuola). Il dirigente, introdotto con la cosiddetta 'autonomia' nel 2000, è diventato quindi l'arbitro assoluto di ogni controversia disciplinare, insieme all'Ufficio Scolastico Provinciale. Essi decidono 'inaudita altera parte'. Infine, come avrebbe voluto la Aprea con il suo ddl, e come hanno voluto Ichino e la Giannini oggi, il dirigente è potuto diventare anche l'arbitro delle assunzioni scuola per scuola senza controllo pubblico ed il 'valutatore' delle 'performance di qualità'. Per questo, con l'ausilio di Confederali ed 'Autonomi', la controparte persegue lo smantellamento di quel che resta degli organi collegiali: Collegio Docenti (che si vorrebbe solo consultivo) e Consiglio di Istituto (da trasformare in 'consiglio di amministrazione' di scuole-fondazioni).
Grazie alla cd. 'autonomia i Consigli Scolastici Provinciali non esistono più dal 2000 e gli insegnanti non eleggono più il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione dal 1997: se avessero tolto organismi di tale importanza a qualsiasi altra categoria professionale ci sarebbe stata un'insurrezione, mentre noi abbiamo avuto persino un ministro che intendeva 'valutarci' a quiz, come poi imposto agli studenti con il dozzinale metodo Invalsi.
Dulcis in fundo, la vexata quaestio degli automatismi d'anzianità. Il Dlvo 29/93 li cancella del tutto. Per noi è stato seguito un 'percorso a tempo': il 'congelamento' non è che l'anticamera dell'eliminazione degli scatti. Erano biennali e sono stati trasformati in 6 'gradoni': il primo di 3 anni, i successivi tre di 6 anni e gli ultimi due di 7. Anche senza alcun rinnovo contrattuale, oggi avremmo una retribuzione molto più alta se avessimo conservato quegli scatti. S'è detto che con quegli aumenti d'anzianità (che invece hanno conservato i docenti universitari, i magistrati ed i militari di carriera) 'sarebbero andati avanti tutti, anche i cialtroni'. Però persino la Svizzera, paese 'meritocratico'-liberista per eccellenza, che non prevede automatismi d'anzianità per nessuno, li conserva SOLO per gli insegnanti (e sono annuali), perché in tutto il mondo si sa bene che ad insegnare si impara soprattutto insegnando.
Per le ragioni su addotte (ed al contrario dei Cobas, per i quali 'i lavoratori' sarebbero 'tutti uguali'), l'Unicobas vuole un contratto specifico per tutta la scuola fuori dall'area del pubblico impiego (dove non è prevista certo la 'libertà di impiegamento' e dove non esistono le responsabilità penali che gravano su chi a che fare con minori) e l'istituzione di un Consiglio Superiore della Docenza (con diramazioni provinciali), adibito a garantire, così come per la Magistratura, l'autonomia e la terzietà della Scuola pubblica. Senza tutto ciò la privatizzazione della scuola e la sua subordinazione alle caste della politica ed agli interessi economici di parte, è sicura. Per tutta la scuola, docenti ed ata, dal momento che anche un collaboratore scolastico ha competenze di vigilanza che un usciere del ministero non ha, dal momento che gli aiutanti tecnici hanno competenze di coadiuzione educativa e gli amministrativi firmano bilanci di milioni che ovunque (anche nel sistema privato) darebbero luogo a retribuzioni ben più alte.
Stefano d'Errico (Segretario Nazionale dell'Unicobas)

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