LA SCUOLA CHE VOGLIAMO. SCHEMA DI RIFORMA DELLA SCUOLA UNICOBAS

43LA SCUOLA CHE VOGLIAMO

Volendo avviare una riflessione sul futuro della scuola italiana, crediamo sia necessario partire dalla consapevolezza che per migliorare la qualità dell’istruzione non si possa prescindere dalla riqualificazione del personale che opera all’interno delle istituzioni scolastiche. Detto questo, ecco le nostre proposte.

Una riforma dell’organizzazione scolastica e l’istituzione di un’area contrattuale specifica per il comparto della scuola, di cui si indicano di seguito i capisaldi ispiratori:

  • istituzione di un Consiglio superiore della docenza come organo di autogoverno e di garanzia della deontologia professionale dei docenti, formato da insegnanti eletti su base nazionale e regionale che abbiano il compito di definire gli standard professionali attraverso l’individuazione di meccanismi volti al monitoraggio dell’efficacia dell’insegnamento e della valorizzazione del merito, di sovrintendere alla formazione iniziale e in itinere dei colleghi, (anno sabatico), di intervenire sulle norme di accesso all’insegnamento, di gestire l’albo professionale e l’ambito disciplinare, di statuire e far rispettare il codice deontologico professionale;

  • riconoscimento del ruolo professionale dei docenti e del contributo del resto del personale ATA. Per gli insegnanti. attraverso il ruolo unico docente (parificazione retributive e dell’orario) e l’individuazione di un’area contrattuale per la scuola fuori dai dettami del Dl 29/1993, che ne valorizzi la specificità nei confronti del pubblico impiego e adegui le retribuzioni alla media europea;

  • potenziamento e rilancio delle funzioni degli organi collegiali, in opposizione alla trasformazione della scuola in fondazioni gestite da consigli di amministrazione presieduti dal dirigente, con l’assegnazione discrezionale allo stesso dell’ambito valutativo della professionalità dei docenti ed Ata, nonché del titolo ad assumere direttamente il personale;

  • creazione diuna carriera per i docenti di ogni ordine e grado che preveda la possibilità di operare,a metà carriera, all’interno degli Atenei ai fini della formazione di base dei nuovi insegnanti;

  • abilitazione come requisito minimo per l’insegnamento e eliminazione della terza fascia GI: quello del docente è un lavoro ad altissimo tasso di responsabilità, manipolare delle menti in fase di crescita implica una doverosa preparazione;

  • preside elettivo.

Il progetto di riforma si basa sulle seguenti istanze valide per le scuole di ogni ordine e grado:

  • limitazione del numero degli alunni per classe ad un massimo di 24 sull’organico di fatto e 20 in presenza di un alunno diversamente abile;

  • garanzia del rapporto 4 a 1 tra insegnanti di sostegno e alunni diversamente abili;

  • la presenza di almeno un mediatore culturale per la facilitazione dell’integrazione di studenti stranieri;

  • seconda lingua obbligatoria: nel caso della scuola primaria, di quella secondaria di primo grado e delle scuole secondarie di secondo grado come Istituti Tecnici e Professionali dove deve essere una lingua comunitaria; per quel che concerne i licei la scelta è libera;

  • trasformazione dell’ora di religione in un corso di Storia delle Religioni da praticarsi una sola ora a settimana in tutte le scuole di ogni ordine e grado;

  • creazione di laboratori anche non strettamente curriculari,dei quali lo studente deve sceglierne obbligatoriamente almeno due, destinati a classi aperte, nel caso della scuola primaria e secondaria di primo grado anche per “età mentali”;

  • aprire le strutture scolastiche al territorio e favorire la fruizione gratuita dei laboratori, delle biblioteche e degli impianti sportivi. Per una scuola come centro d’aggregazione territoriale e di integrazione.

SCUOLA DELL’INFANZIA

  • introduzione di principi pedagogici basati sulle intuizioni dei più importanti pedagogisti italiani e stranieri con particolare attenzione a Maria Montessori, alle sorelle Rosa e Carolina Agazzi, a Tina Tomasi e Lamberto Borghi, a Friedrich Froebel e Freinet;

  • estensione dell’obbligo scolastico all’ultimo anno di scuola dell’infanzia (5 anni di età).

SCUOLA PRIMARIA

  • ritorno alla suddivisione della scuola primaria in 2 cicli: 1° ciclo (dalla prima alla seconda classe) 2° ciclo: (dalla terza alla quinta classe);

  • completa e coerente attuazione del tempo pieno, abrogazione del cosiddetto “maestro unico” o “prevalente” e ripristino dell’insegnamento modulare basato sulla divisione in due aree prevalenti (linguistico-espressiva e logico-matematica) con l’affidamento di alcune altre discipline specifiche (ed. motoria, ed. musicale, lingue straniere, informatica, storia delle religioni) ad insegnanti con titoli e competenze inerenti;

  • introduzione dello studio di due lingue straniere comunitarie e del linguaggio musicale;

  • ritorno al programma ministeriale di Storia come prima della riforma Moratti e ritorno al curricolo ciclico, cfr. programmi per la scuola primaria del 1985;

  • avvicinamento ai linguaggi informatici e multimediali;

  • eliminazione dei moduli “a scavalco” o verticali:

  • per l’ultimo anno di scuola primaria si prevede la suddivisionedell’orario scolastico tra insegnanti di scuola primaria e scuola secondaria di primo grado, così da facilitare il passaggio dei bambini ad un sistema pedagogico relativo ad una diversa fase dell’età evolutiva, in parziale analogia con il modello francese;

  • ripristino dei giudizi analitici e dell’esame di licenza di scuola primaria.

SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO

  • per il primo anno si prevede (come per l’ultimo anno della primaria), la suddivisione dell’orario scolastico tra insegnanti di scuola primaria e secondaria di primo grado per valorizzare gli elementi di continuità del curriculum, in parziale analogia con il modello francese;

  • introduzione dello studio del latino fin dalla seconda classe della scuola secondariadi primo grado. Nel momento in cui gli ultimi interventi controriformistici sulle scuole superiori stanno minando fortemente la possibilità degli studenti di qualsiasi tipo di liceo di apprendere proficuamente le strutture linguistiche e i contenuti letterari della cultura latina, si ravvisa invece proprio la necessità di rilanciare lo studio del latino, chiamando l’opinione pubblica a riflettere sulla sua utilità in generale e nel nostro Paese in particolare. Attraverso lo studio del latino si sviluppano esponenzialmente le capacità di apprendimento della sintassi e della semantica della lingua italiana e delle lingue neolatine, si potenziano le abilità logico-deduttive estendibili a tutti i campi del sapere, inclusi naturalmente quelli di ambito scientifico e tecnologico. Viceversa. l’enorme patrimonio storico-artistico del nostro Paese rischia di essere ulteriormente dimenticato e di apparire agli occhi delle future generazioni come qualcosa di “inutile e derelitto", e quindi alieno da sé, laddove invece costituisce una ricchezza culturale ed economica che identifica e contraddistingue l’Italia ed ha sempre orientato i gusti estetici degli altri Paesi europei;

  • introduzione di un’area tecnico-pratica e artistico-musicale che si avvalga del supporto di specifici laboratori artigianali ed artistici e che miri allo sviluppo delle competenze e capacità manuali e creative dei ragazzi in raccordo con le esigenze specifiche del territorio, anche in vista dell’orientamento verso le scuole superiori;

  • introduzione di un’area laboratoriale curricolare per l’avvicinamento dei ragazzi alla comprensione e decodificazione dei linguaggi “non letterari” cinematografico e teatrale;

  • approfondimento della conoscenza e potenziamento delle abilità di utilizzo dei linguaggi informatici e multimediali.

SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO

  • innalzamento dell’obbligo scolastico all’effettivo raggiungimento del diploma di scuola secondaria di secondo grado o almeno al raggiungimento di una qualifica professionale, questo per garantire una effettiva scolarizzazione e combattere la dispersione, problema sempre più grave in Italia;

  • separazione “dialettica” degli studi della storia e della geografia, ricollocando ciascuna delle due materie nell’ambito della disciplina di competenza tramite l’assegnazione di un monte ore adeguato e di una programmazione comune;

  • aumento delle ore disciplinari di italiano: ribadiamo la necessità di un loro incremento a fronte della consapevolezza che agli istituti superiori approdano studenti sempre più deboli nelle capacità di utilizzo della lingua a causa di un generalizzato processo di semplificazione ed essenzializzazione dei codici comunicativi; va inoltre considerato il fatto che è sempre più cospicua la quantità di studenti per i quali l’italiano non è lingua madre;

  • studio del diritto come disciplina a sé stante e quale elemento formativo ed interdisciplinare capace di sviluppare la responsabilità e la coscienza del cittadino di appartenere ad una collettività civile e solidale. Tale insegnamento deve essere assegnato ad un docente specializzato nella materia;

  • nel caso del Liceo delle Scienze Umane, inserimento dello studio della didattica della lingua italiana come “Lingua 2”;

  • PER TUTTI I LICEI

    • studio del latino obbligatorio. A tal proposito si precisa che il percorso liceale deve garantire agli studenti l’accesso, in maniera serena e proficua, a qualsiasi corso universitario di laurea e a tal fine deve prevedere un curriculum di discipline che conferisca una solida formazione di base. Ad esempio, l’istituzione di per sé apprezzabile del liceo coreutico, prevista dalla riforma Gelmini, necessita di un ampliamento dell’offerta formativa per quanto concerne le discipline di cultura generale quali l’italiano, il latino, la matematica, nonché la fisica, la chimica e la biologia;

    • portare a 3 le ore dedicate alla filosofia per ogni tipo di liceo oltre al Classico, e introduzione di almeno un’ora di Storia della musica e ascolto musicale;

  • ISTITUTI TECNICI E PROFESSIONALI

    • potenziamento delle attività laboratoriali attraverso l’istituzione di laboratori relativI alle professioni artigianali e artistiche che sviluppino le competenze manuali e creative degli studenti anche in raccordo con il patrimonio e le esigenze del territorio;

    • realizzazione di un percorso strutturato di alternanza scuola-lavoro attraverso la formula degli stages, durante gli ultimi due anni di corso, integrati al curricolo e funzionali al raggiungimento degli obiettivi disciplinari, ma che non compromettano la possibilità degli studenti di continuare il loro percorso scolastico anche nella prospettiva del proseguimento degli studi universitari. Per realizzare tale integrazione è necessaria un’attività di forte raccordo con le regioni e il mondo dell’impresa e l’istituzione della figura di un docente tutor a tempo pieno che garantisca la validità didattica del percorso e vigili sul rispetto delle norme di sicurezza e sui diritti (anche sindacali, vedi il diritto di assemblea e di sciopero) degli studenti-lavoratori.

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