DDL su rappresentanza, diritti e rappresentatività sindacale

PROPOSTA DI LEGGE

Presentata

 

dall'On. Zazzera

 

Il 2 aprile 2009

 

Norme in materia di rappresentanza,

diritti e rappresentatività sindacale

 

 

 

PROPOSTA DI LEGGE - Sommario

 

Relazione

Art. 1. (Principi generali)

Art. 2. (Rappresentatività nazionale)

Art. 3. (Rappresentatività a livello locale e decentrato)

Art. 4. (Commissioni elettorali)

Art. 5. (Propaganda elettorale)

Art. 6. (Elezioni)

Art. 7. (Rappresentanze Sindacali Unitarie nel settore privato)

Art. 8. (Rappresentanze Sindacali Unitarie nel settore pubblico)

Art. 9. (Accordi sindacali e referendum)

Art. 10. (Contenzioso)

Art. 11. (Diritti sindacali)

Art. 12. (Assemblee sindacali)

Art. 13. (Libertà sindacali)

Art. 14 (Norme di salvaguardia)

RELAZIONE

Onorevoli Colleghi,

Sino al 1997, le norme richiedevano alle organizzazioni sindacali del settore pubblico il raggiungimento della soglia del 5% dei voti validi nelle elezioni di categoria (Consigli di Amministrazione dei Ministeri e Consigli della Pubblica Istruzione, nazionale e provinciali, per la Scuola). Nel periodo intercorrente fra un'elezione e l'altra il calcolo veniva, con un tetto analogo, operato sui sindacalizzati. Il raggiungimento del 5% su lista nazionale significava per le organizzazioni di comparto poter sedere al tavolo delle trattative per il rinnovo del contratto di categoria e per le contrattazioni decentrate di primo livello; una soglia analoga su lista provinciale garantiva la partecipazione alle trattative decentrate locali o di singola "unità produttiva". La legge n.° 396 del 4 Novembre 1997, ha stravolto ogni regola. Innanzitutto con un meccanismo elettorale farsesco che impedisce la presentazione di liste nazionali, imponendo unicamente liste decentrate e delegando alle OOSS "maggiormente rappresentative" la scelta dei tempi e del rito. Così, ad esempio nella Scuola (12.000 sedi centrali), CGIL, CISL, UIL, SNALS e Gilda impongono la presentazione di una lista per istituto, e meno liste si presentano, meno voti si possono raccogliere. Il confronto democratico fra "maggiormente rappresentativi" e sindacati di recente istituzione è del tutto viziato: ai primi – oltre la fruizione monopolistica di aspettative annue pagate dallo stato, permessi, diritto all'informazione ed alla propaganda – viene accordato il diritto di indire assemblee retribuite in orario di servizio; agli altri tale possibilità è assolutamente interdetta. Va da sé che la "maggiore rappresentatività è irraggiungibile ai sindacati di recente istituzione, che non possono neppure presentare il proprio programma agli elettori.Vengono perciò elette "Rappresentanze Sindacali Unitarie" unicamente nei luoghi di lavoro, titolate a trattare solo su questioni minimali, sulla falsa riga di contratti nazionali e provinciali decisi dai rappresentanti nominati dalle burocrazie sindacali senza alcun controllo elettivo. Di contro, i firmatari del contratto nazionale hanno comunque titolo alle contrattazioni decentrate a livello regionale e provinciale, nonché di singola unità funzionale o produttiva (anche a voti zero!). Nel privato, peraltro, con accordi specifici si sono dotati della riserva del 33%, percentuale garantita indipendentemente dai risultati elettorali.Si rende praticamente impossibile alle organizzazioni di nuova istituzione e che adottano una differente filosofia associativa, alle quali è negato a priori ogni strumento di sostegno (persino brevi permessi sindacali), la competizione con le vecchie strutture confederali, che possiedono nel pubblico impiego un esercito di circa 5.000 "distaccati". Inoltre le OOSS non "maggiormente rappresentative", con l'interdizione rispetto alla convocazione di assemblee in orario di servizio, non solo non possono farsi campagna elettorale, ma neppure trovare i candidati ed i sottoscrittori necessari a presentare le liste nei posti di lavoro. La cosa è persino ridicola, visto che la somma delle firme richieste per validare le liste raggiunge numeri strabilianti (nella scuola occorrerebbero 65.000 presentatori: più dei voti richiesti per raggiungere il 9.5% nei risultati finali e più di quanto sia necessario per proporre al Parlamento una legge di iniziativa popolare). Si tratta di numeri congrui per le singole unità amministrative (2% degli aventi diritto), ma assolutamente improponibili nell'ottica di una sommatoria nazionale. Sarebbe come se – nelle elezioni politiche – i partiti fossero obbligati a presentare una lista per ogni seggio elettorale, dovendo così raccogliere almeno 600.000 firme per coprire tutto il territorio nazionale. In realtà diventerebbe imbarazzante per quelli che oggi sono stimati quali sindacati "maggiormente rappresentativi", competere ad armi pari, come le regole democratiche invece imporrebbero. Con elezioni nazionali significherebbe passare dal monopolio al pluralismo ed essere, in più, costrette a far scegliere direttamente dai lavoratori anche le proprie delegazioni trattanti. Ma il marchingegno illiberale non si conclude qui. Al fine di favorire i sindacati consolidati ed esistenti dal dopoguerra a scapito di quelli di recente istituzione, è stato inventato un meccanismo ulteriore, assolutamente indecente. Si tratta della cosiddetta "media": il 5% non viene infatti calcolato più sui voti o sugli iscritti, ma facendo media fra i due parametri. In tal modo la soglia sul dato elettorale sale automaticamente, dovendo i sindacati nuovi compensare la ovvia carenza di iscritti a fronte delle organizzazioni esistenti da almeno quarant'anni. Se si fosse adottato qualcosa di simile per accedere al Parlamento si sarebbe gridato al colpo di stato, anche perché così non si consentirebbe di fatto la nascita di alcun nuovo partito. Nessuno accetterebbe mai il computo spurio fra voti ed iscrizioni elevato a regime. Significativo è che il 10% dei sindacalizzati (35%) equivale alla metà esatta del 10% sui votanti (70%), utile ad un sindacato di nuova formazione per ottenere la media del cinque per cento richiesta (e se non il 10%, sarà l'8 o il 9%). In tal modo, CGIL, CISL e UIL, che in decenni si sono garantite comunque il 10% dei sindacalizzati, resterebbero "rappresentative" anche qualora non raccogliessero voti!I sindacati che non raggiungono tali folli parametri vengono privati di ogni diritto e spazzati via persino dal piano decentrato, anche se, come l'Unicobas Scuola, possiedono comunque il 10% dei voti nelle elezioni per il Consiglio Scolastico Provinciale ed il 5% delle deleghe nell'ambito di numerose province - come a Roma dove questo sindacato rappresenta il doppio dei lavoratori rispetto a UIL e Gilda - e regioni. Un sindacato può anche avere il 60% delle deleghe su base provinciale e non essere ammesso a nessuna trattativa decentrata. In Italia si dibatte molto di federalismo, ma il federalismo viene espunto dalla democrazia del lavoro. L'unica possibilità di sopravvivenza a livello locale che venne prevista dal legislatore solo per l'anno 2000, in prima applicazione, venne legata al requisito dell'affiliazione di almeno il 10% dell'intera forza lavoro. Cosa che, in una zona di media sindacalizzazione (35%) come il pubblico impiego, non era e non è data in Italia in nessuna provincia neanche alle due più forti Confederazioni: CGIL o CISL. Se per far parte di un Consiglio Comunale fosse obbligatoria l'iscrizione del 10% degli aventi diritto al voto, non esisterebbero liste locali in grado di competere. Le norme nazionali sulla rappresentanza sindacale, se traslate in politica, avrebbero come effetto per i partiti che non possedessero da Canicattì a Bolzano un quorum nazionale calcolato sul 5% di media fra voti ed iscritti (sic!), non solo l'esclusione dal Parlamento, ma anche da ogni consiglio regionale, provinciale, comunale o municipale e, di concerto, da ogni permesso per fare propaganda, manifestare, tenere comizi ed ottenere qualsivoglia rimborso elettorale, visto che in campo sindacale vengono negati tutti i diritti, anche quello d'affissione all'interno dell'unità funzionale o produttiva. Altro che par condicio !!! Eppure, in ambito sindacale, non si dà luogo alla creazione di "governi" e non è quindi in gioco la "stabilità" dell'esecutivo. Un sindacato, al quale la Costituzione non richiede altro che uno statuto registrato, esiste per far valere i diritti dei rappresentati, non per legiferare. Si ricorda che, differentemente, per entrare in Parlamento sono richieste percentuali ben più basse (4%, ma solo sui voti validi), così come per aver accesso al finanziamento pubblico dei partiti (1%).Mentre in Europa sindacati come l'Unicobas hanno pieni diritti, nel "Bel Paese" non viene fornita ai sindacati "sufficientemente rappresentativi" neanche un'ora di permesso retribuito. In Francia, ad esempio, con un'analoga percentuale di voti riportata nelle elezioni professionali – che nel nostro Paese sono state soppresse ed i cui risultati la legge italiana oggi esclude comunque per il calcolo della rappresentanza – verrebbero concesse 21 aspettative annue a carico dello stato. L'Italia, sotto il profilo dei diritti sindacali, è più prossima alla Polonia dei tempi del generale Jaruzelskij, quando venne messa fuorilegge "Solidarnosc" o al Cile di Pinochet.Come accennato, per paura che CGIL, CISL, UIL, SNALS e Gilda perdessero ugualmente l'egemonia sindacale sul mondo dell'istruzione (retribuito al livello più basso del ventaglio europeo), all'Unicobas (ed ai sindacati di base) viene negato dall'Ottobre '99 persino il diritto di tenere assemblee in orario di servizio in qualsiasi scuola (anche laddove questo sindacato dispone nel singolo istituto di un seguito di 50 iscritti con trattenuta alla fonte su 100 docenti). Persino in quelle scuole ove, avendo presentato una lista, il sindacalismo di nuova istituzione abbia una o più RSU elette. Tutto ciò avviene in aperta violazione di quanto stabilisce lo Statuto dei Lavoratori, che assegna la facoltà di indire assemblee in orario di servizio alle Rappresentanze singolarmente o disgiuntamente (RSA alle quali, per effetto del D.L.vo 29 / 93, sono subentrate le RSU con medesimi diritti). Trattasi di una vera e propria operazione "di regime" statuita per contratto dalle OOSS firmatarie dei principali CCNL nazionali di categoria, in pieno conflitto d'interessi perché eliminano ogni diritto per i sindacati di nuova istituzione. Operazione che, seppur sanzionata dalla magistratura con almeno 14 sentenze di condanna per comportamento antisindacale in capo ai dirigenti scolastici responsabili del diniego opposto all'Unicobas relativamente all'indizione di un'assemblea in orario di servizio, viene reiterata di accordo in accordo. Le OOSS hanno di fatto assunto la facoltà di sostituirsi alla legge: le norme sulla privatizzazione del rapporto di lavoro nel P.I. garantiscono comunque l'applicazione degli istituti contrattuali, anche se contra legem (e le sentenze hanno in Italia purtroppo valore applicativo solo una tantum e per le singole istituzioni scolastiche alle quali si riferiscono).Il caso della scuola è emblematico di norme ritagliate sugli interessi dei Confederali: nei comuni di Roma, Milano e Napoli (50.000 addetti ognuno), i Confederali organizzano elezioni che prevedono la presentazione di un'unica lista con 200 firmatari (la concorrenza del sindacalismo di base è troppo bassa...). Nei provveditorati corrispondenti, che annoverano una pari quantità di dipendenti, occorre invece produrre almeno 600 / 700 liste (una per scuola), con 3.500 firme ed altrettanti candidati (quando difficilmente si raggiungeranno 35.000 votanti complessivi). Per quanto sopra indicato, il presente disegno di legge prevede il calcolo della rappresentatività per il tramite di elezioni alle quali si concorre mediante liste nazionali, quindi regionali, provinciali (per la delegazione trattante di tali livelli) e di singolo istituto, unità produttiva o funzionale, in questo caso con l'elezione di rappresentanze sindacali unitarie (per il contratto decentrato di ultimo livello). Per le motivazioni su ascritte, il presente disegno di legge prevede il calcolo della rappresentatività solo sul dato elettorale puro. Un altro elemento inaccettabile è rappresentato dalla disparità di trattamento fra sistema pubblico e privato, come per esempio nel caso delle aspettative sindacali a carico delle OOSS (ma con contributi pensionistici pagati dallo stato), concesse dalla L. 300/70 a chiunque, ma oggi riservate (persino quelle...!) nel pubblico dalla legge vigente sulla rappresentanza sindacale solo ai "maggiormente rappresentativi". Per tale motivo, nel presente ddl si prevede di restituire piena vigenza alla L. 300/70 pur su tale aspetto, superando così un'assurda sperequazione, anche questa già sanzionata da specifiche sentenze.

    Va poi segnalato che i pensionati italiani possono iscriversi unicamente alle OOSS che sono interne al CNEL, organismo al quale si accede solo per nomina politica e senza calcolo alcuno della rappresentatività. Vale a dire che persino il segretario nazionale di una sigla non presente nel CNEL, quando andrà in pensione, non potrà decidere di iscriversi al proprio sindacato, poiché – contro la sua volontà – col sistema attuale potrà scegliere solo una delle organizzazioni alle quali lo Stato assegna il monopolio sui pensionati (che sono, guarda caso, la maggioranza fra gli affiliati a CGIL, CISL e UIL...!). Si tratta di una palese violazione della libertà associativa sancita dalla Costituzione. Con il presente ddl si liberalizza l'iscrizione del personale in quiescenza.
    L'elemento principe per la determinazione della rappresentanza è, in uno stato democratico e di diritto, il meccanismo elettorale. In ogni settore del mondo del lavoro è prevista, nel presente disegno di legge, la realizzazione di elezioni di categoria specificatamente per la rappresentanza sindacale, tramite le quali vengono chiamati al voto gli addetti, ivi compresi i lavoratori con contratto a tempo determinato, precari e prestatori d'opera. Da tali consultazioni emergerà triennalmente, il piano dei sindacati rappresentativi, categoria per categoria, a seconda dei suffragi ricevuti. Viene così restituita alla base del mondo del lavoro la decisionalità nella scelta delle organizzazioni sindacali riconosciute istituzionalmente.
    La titolarità a trattare ed a godere delle libertà sindacali costituzionalmente tutelate, trattandosi della rappresentanza di tesi, obiettivi e bisogni dei lavoratori, va estesa in termini di espressione plurale e pluralistica: per tale motivo si propone la sostituzione della dizione, presente nello statuto dei lavoratori, di "maggiore rappresentatività" con quello di "sufficiente rappresentatività". La rappresentazione di interessi collettivi è necessariamente variegata e poliedrica e non può, né deve, essere ricondotta al regime di monopolio cui è stata assoggettata dalle grandi centrali sindacali, oggi peraltro non più in grado di rappresentare da sole tutto e tutti a conseguenza delle profonde mutazioni avvenute nel mondo produttivo e della grande complessità delle moderne democrazie.
    Al fine di scongiurare un irrigidimento senza sbocchi delle tensioni e delle esigenze nel mondo del lavoro, occorre realizzare una sintesi ad un livello più alto, tramite il confronto di rappresentanze democraticamente elette riportate ad un tavolo comune di dialogo. Cosa che non è possibile con l'esclusione aprioristica della formalizzazione di tesi legittime, espressioni di contraddizioni non sopprimibili, ma solo mediabili.

Il livello della "sufficiente rappresentatività", l'unico che risponde ai criteri del pluralismo e della democrazia del lavoro (in campo sindacale non si tratta di assicurare stabilità di "governo", ma la completezza nella rappresentazione di interessi legittimi), va quindi definito in modo certo, perché sia espressione di interessi reali e suffragati.

    Per questo motivo, anche per evitare una eccessiva frammentazione, si è stabilita una soglia minima per l'acquisizione della piena titolarità sindacale, identificata nel 3 per cento dei voti validi nelle elezioni di categoria per l'accesso alle contrattazioni nazionali, eliminando ogni altro ostacolo che non sia quello della volontà elettorale dei lavoratori.
    Dal livello nazionale discende quello provinciale e decentrato, sino alla singola unità produttiva o funzionale. Anche a tali livelli è necessario garantire adeguata rappresentanza alle istanze dei lavoratori. Per il livello decentrato, sicuramente più "raggiungibile", la soglia della rappresentanza è fissata nel 4 per cento dei voti validi, raccolti in specifiche elezioni, collaterali a quelle nazionali. Lo "schema" elettorale è mutuato dalle votazioni già previste in passato nel pubblico impiego per l'elezione degli organismi quali i soppressi consigli di amministrazione o, nella scuola, per il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, i consigli scolastici provinciali (organismi ancora in carica ma non più eletti dal 1997) e quelli distrettuali (eliminati).
    Le elezioni di categoria per la rappresentanza, con scansioni improrogabili sia per il pubblico impiego che per il privato, sono poste sotto il diretto controllo del Ministero del lavoro e della previdenza sociale e si espletano tramite la costituzione di apposite commissioni elettorali, cui hanno titolo a partecipare, tramite propri rappresentanti, tutte le liste presentate.
    Altra possibilità, per colmare il vuoto di controllo della rappresentanza fra una elezione e l'altra, è quella del raggiungimento, ai vari livelli (nazionale 3 per cento e decentrato 4 per cento), di una percentuale di iscritti pari ad analoghe percentuali rispetto al totale dei sindacalizzati del relativo bacino di riferimento.
      La "sufficiente rappresentatività" di primo livello raggiunta in due comparti/categorie di contrattazione afferma una "maggiore rappresentatività" di fatto che determina un riconoscimento ulteriore dei sindacati, ma tale condizione non può essere un "lasciapassare" per ogni comparto/categoria a chi risulti privo di una "minima rappresentatività", testimoniata da una diffusione territoriale appropriata, specificatamente anche negli altri settori. Per questo motivo può venire convocato a trattare su altri comparti/categorie chi ne ha già due di diritto, ma solo se dimostra una consistenza associativa nazionale relativa al nuovo settore che escluda la tentazione di una presenza strumentale senza interessi diretti alla difesa dei lavoratori della nuova area professionale. Viene così contemperato il disposto della Corte costituzionale, che intende "premiare" i sindacati estesi ed intercategoriali, nella presunzione di una maggiore tutela degli interessi generali, senza per questo imporre

diktat

    di una categoria sull'altra, esercitati tramite una rappresentanza "virtuale" in contrattazioni relative a settori ove non si è per nulla presenti.
    Le organizzazioni intercategoriali maggiormente rappresentative, proprio perché espressione di una più alta sintesi di interessi collettivi, devono anzi fruire del diritto, garantito per legge, di venire convocati dal Governo in occasione di grandi manovre economiche o normative che investono contemporaneamente più ambiti lavorativi.
      In ogni caso, ogni disparità di trattamento va eliminata anche per l'ingresso nel CNEL, fino ad oggi ottenuto in modo del tutto discrezionale e qui concesso a tutte le OOSS maggiormente rappresentative. Va ancora segnalato che le organizzazioni sindacali rappresentate nel CNEL godono di privilegi di rappresentanza dai quali le altre sono escluse: in particolare, l'iscrizione dei pensionati può essere attivata solo ed unicamente dalle organizzazioni sindacali presenti nel CNEL. Specialmente tale diritto deve essere esteso

erga omnes

    , perché la situazione attuale determina una palese violazione del diritto del lavoratore in quiescenza di scegliere senza condizionamenti a chi associarsi.
    Nelle categorie del settore pubblico e privato, in ogni scuola, ufficio o unità produttiva, si prevede – come già attualmente disposto per legge solo per il sistema pubblico – l'elezione di rappresentanze sindacali unitarie, anche queste secondo la formula "ogni testa un voto", secondo la logica democratica che impone che tutti i lavoratori elettori siano anche eleggibili. Questo per garantire, accanto alle rappresentanze sindacali aziendali previste dalla legge n. 300 del 1970, un consiglio con poteri trattanti e che assegna agli eletti, secondo il criterio proporzionale e senza le quote di salvaguardia oggi concesse da accordi pattizi alle organizzazioni sindacali "maggiormente rappresentative", i pieni poteri sindacali e la libertà di espressione e critica anche rispetto al consiglio stesso. Concordemente con quanto previsto dalla L. 300/70, ogni singolo componente delle RSU dovrà poter fruire del diritto di convocare assemblee in orario di servizio, nonché del diritto-dovere di esprimere la propria opinione, differentemente da quanto prevedono invece i vigenti accordi pattizi, che dispongono un falso ed appiattente unanimismo.
    Scopo del presente disegno di legge è, in ultima analisi, quello di ampliare la democrazia sindacale e la parità di trattamento fra le diverse posizioni sindacali; di riconsegnare finalmente ai lavoratori la piena titolarità a decidere chi li rappresenta, siano sindacati o liste spontanee che abbiano dimostrato elettoralmente la propria consistenza associativa, nello spirito di un'autorappresentazione della democrazia del lavoro, finalmente sottratta sia a logiche burocratiche che ad ingiuste tutele monopolistiche fuori da ogni controllo democratico.
    La tutela si estende, anche dopo la prima sigla dei contratti, nell'automatismo del referendum, disposto per legge e vincolante sulla validità degli accordi stessi. Onde evitare la validazione di accordi tramite referendum-farsa, gli effetti intervengono solo a fronte di una partecipazione pari a più del 50 per cento degli aventi diritto.
      La titolarità dei diritti sindacali viene estesa direttamente ai lavoratori, segnatamente per la possibilità d'indizione di assemblee in orario di lavoro, diritto che con la presente legge viene doverosamente restituito anche a tutte le OOSS senza distinzioni determinate dalla rispettiva rappresentatività, nonché concesso tramite raccolta di firme nelle unità produttive o funzionali. Relativamente al monte ore annuo, che oggi in molti settori viene esaurito indipendentemente dalla partecipazione o meno del lavoratore alle assemblee indette, si prevede che deve essere invece il soggetto a decidere a quali assemblee partecipare, gestendo così il proprio monte ore a sua disposizione. La

ratio

      di tale previsione normativa è elementare: la pluralità dei soggetti titolata ad indire assemblee retribuite in orario di servizio non determina infatti alcun aumento del monte ore annuo stabilito in sede di contratto nazionale per ogni singolo appartenente ad una categoria. La parte datoriale continuerà a provvedere, esattamente come è oggi previsto, al conteggio delle ore utilizzate da ogni lavoratore, che potrà fruire del diritto solo sino all'esaurimento del monte ore stesso. Quanto viene qui sancito ha una grande importanza nel ristabilire democratiche relazioni sindacali, dal momento che allo stato attuale la titolarità di fruizione del monte ore, assegnata dalla L. 300/70 in capo al singolo lavoratore, è stata surrettiziamente negata da una prassi indotta da contratti di categoria che negano il diritto di scelta. Se, infatti, il Contratto Collettivo Nazionale Quadro del 7.8.1998 "sulle modalità di utilizzo dei distacchi, aspettative e permessi, nonché delle altre prerogative sindacali" (CCNQ) nel pubblico impiego, siglato dalle OOSS "maggiormente rappresentative" rispetta (titolo II, art. 2, comma 2; parte II, art. 10, comma 1) quanto disposto in merito dalla L. 300/70, affermando testualmente che il diritto di indire assemblee in orario di servizio spetta alle RSU "congiuntamente o disgiuntamente", le stesse OOSS hanno – nei contratti di categoria che pur si rifanno per gerarchia delle fonti a detto CCNQ – imposto come unica possibilità la convocazione di assemblee da parte delle RSU "congiuntamente". Viene così negato il diritto del singolo eletto di convocare assemblee retribuite in orario di servizio. In tal modo s'afferma un monopolio assoluto in capo alle OOSS "maggiormente rappresentative", che concentrano sia il diritto di convocare assemblee in proprio, come sigla, anche quando sono minoritarie (o non hanno alcun eletto fra le RSU), sia quello di esercitare un assurdo potere di veto sulle assemblee che intenderebbero convocare eletti in liste di sindacati non maggioritari ma che nella singola unità funzionale sono evidentemente rappresentativi. Viene infatti loro negato il

placet

    dagli altri, persino quando questi non rappresentano che un membro su tre: in tal modo non possono mai interloquire con i propri elettori. Viceversa, se la minoranza è eletta nelle liste di un sindacato "maggiormente rappresentativo", questa può convocare assemblee in proprio agendo come sigla sindacale.
    Nella presente legge, l'agibilità sindacale di base è stata lasciata a tutte le organizzazioni (ex articolo 14, della legge n. 300 del 1970): la libertà associativa, costituzionalmente tutelata, non può venire eliminata.
    Al sindacato di nuova costituzione deve essere consentito di poter far conoscere il proprio programma e di propagandarlo, né si può permettere che non gli vengano neppure effettuate le trattenute alla fonte liberamente sottoscritte dai lavoratori se queste vengono praticate agli altri sindacati (come avviene nel settore privato).
      Infine s'intende ribadire – a fronte di inique previsioni normative recentemente avanzate provvisoriamente nel settore dei trasporti – l'ineludibilità del diritto di sciopero per tutti i lavoratori, riaffermando che esso può solo essere normato, ma mai subordinato a coefficienti di rappresentatività, neppur richiesti come "gradimento" verso lo sciopero da indire. Il diritto di sciopero è diritto indisponibile e come tale costituzionalmente tutelato e non può essere assoggettato a criteri legati alla rappresentatività del sindacato che lo indice, tanto più che tale previsione non avrebbe

ratio

    alcuna, visto che un sindacato debole produce di norma uno sciopero debole ed il "gradimento" all'astensione dal lavoro lo si esprime con l'aderirvi o meno. Le norme, che pure esistono, sulla regolamentazione del diritto di sciopero, come la L. 146/90 e successive modificazioni, non possono e non devono divenire un pretesto per selezionare la rappresentatività sindacale, cosa che invece è materia di tutt'altro livello, come ribadisce la presente legge.
    Solo garantendo nel contempo il pluralismo sindacale e le libertà sindacali per i singoli lavoratori, può realizzarsi l'obiettivo di una più alta civiltà del lavoro nel nostro Paese.

 

 

 

 

PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

 

(Principi generali)

 

1. Ai fini della determinazione della rappresentanza delle organizzazioni sindacali, sotto il diretto controllo del Ministero del lavoro e della previdenza sociale, in ogni comparto del pubblico impiego di cui alla legge 20 marzo 1983, n. 93, e nelle categorie del settore privato vengono svolte elezioni periodiche triennali. Tali elezioni dovranno essere svolte contemporaneamente ma separatamente, sia a livello nazionale che regionale, provinciale, di singola amministrazione, scuola, istituzione, università, enti di ricerca, ufficio o unità produttiva e saranno regolate dal sistema proporzionale.

2. Può essere presentata qualsiasi lista di lavoratori e di organizzazioni sindacali che raccolga firme di presentatori di lista, la cui autenticità è autocertificata dal presentatore della lista. Le firme vengono raccolte fra tutti i lavoratori che, direttamente o indirettamente, abbiano un rapporto di lavoro subordinato, ivi compresi i prestatori di opera e personale a tempo determinato in servizio.

3. Il numero di firme da apporre in calce al logo o al motto che contraddistingue la lista non può essere inferiore al due per cento degli occupati nella scuola o nell'unità produttiva o amministrativa.

4. Per i comparti e le categorie o le unità produttive e amministrative con oltre duemila unità di aventi diritto al voto il requisito è stabilito in ottanta deleghe o firme.

5. Per i comparti e le categorie, le unità produttive e amministrative con oltre diecimila unità di aventi diritto di voto, il requisito è stabilito in almeno duecento deleghe o firme.

Art. 2.

 

(Rappresentatività nazionale)

 

1. In tutte le norme vigenti, ivi compresa la legge 20 maggio 1970 n. 300, il termine "organizzazione sindacale maggiormente rappresentativa" viene sostituito dal termine "organizzazione sindacale sufficientemente rappresentativa".

2. Vengono riconosciute come sufficientemente rappresentative a livello nazionale le organizzazioni sindacali che abbiano ricevuto il 3 per cento dei voti validi nelle elezioni nazionali di categoria, indipendentemente dal numero delle deleghe per il contributo sindacale raccolte.

3. Su scala nazionale, il raggiungimento del 3 per cento dei voti validi nelle elezioni di categoria nei singoli comparti della scuola e del pubblico impiego, o nelle categorie del settore privato, afferma il diritto delle organizzazioni sindacali alla convocazione alle trattative nazionali ed alla piena fruizione dei diritti sindacali.

4. L'ottenimento del 3 per cento dei voti validi, di cui al comma 2, garantisce alle liste in lizza di accedere:

    a) alla piena rappresentatività sindacale:
    b) al diritto alle trattative aziendali e di comparto o di categoria decentrate e nazionali;
    c) al diritto ai permessi ed alle aspettative annue retribuiti;
    d) al diritto all'informazione ed alla consultazione;
    e) a tutti gli altri benefici di cui al presente articolo, nonché a tutti i benefici generali accordati alle organizzazioni sindacali.

5. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 23 della legge 20 maggio del 1970, n. 300, viene stabilito, per tutte le categorie del settore privato, così come per la scuola e per tutti i comparti di contrattazione del pubblico impiego, un ulteriore numero di distacchi annuali retribuiti di livello nazionale in proporzione al numero dei dipendenti, nella misura di uno ogni cinquemila addetti, da assegnarsi alle organizzazioni sindacali o liste sufficientemente rappresentative che abbiano raggiunto i requisiti di cui al presente articolo, ripartiti in proporzione ai voti riportati nelle elezioni di categoria per la rappresentatività sindacale.

6. Il godimento dei distacchi sindacali, sotto forma di aspettative annue retribuite o di monte ore di permessi, è deciso autonomamente dalle organizzazioni sindacali cui sono assegnati.

7. Nei singoli comparti della scuola e del pubblico impiego e nelle categorie del settore privato è altresì possibile ottenere la rappresentatività tramite l'iscrizione del 3 per cento dei lavoratori sul totale dei sindacalizzati, per ottenere il riconoscimento nazionale di comparto o di categoria, l'ammissione a pieno titolo alle trattative nazionali di ogni tipo e livello e la fruizione di tutti i diritti sindacali. La rilevazione sui sindacalizzati per la stesura dell'elenco delle OOSS sufficientemente rappresentative viene svolta e resa pubblica dal Ministero del Lavoro su base annuale, per tutti i comparti e le categorie del settore privato e di quello pubblico.

8. Le organizzazioni sindacali costituite sulla base dei precedenti commi hanno pieno titolo a contrattare tutte le questioni sindacali e del lavoro che hanno attinenza con il rapporto di lavoro del comparto o della categoria di riferimento sia a livello nazionale che in tutte le realtà locali. A tutti i livelli le trattative avvengono ad un tavolo unico e a nessuna OOSS può venire imposto un tavolo separato o un trattamento differenziato.

9. L'ottenimento della rappresentatività, acquisita secondo i criteri di cui al presente articolo, in due comparti di contrattazione del pubblico impiego o del settore privato, o in un settore del primo ed in uno dell'altro, dà titolo alle organizzazioni sindacali di acclarare la rappresentatività delle stesse in tutti quei comparti di contrattazione del pubblico impiego e del settore privato ove le organizzazioni sindacali medesime abbiano una presenza, tramite iscritti o voti validi di categoria, senza percentuali di riferimento, in almeno il 20 per cento delle province del Paese. Le OOSS con tali requisiti vengono definite "maggiormente rappresentative".

10. Le organizzazioni sindacali di cui al comma 9 godono di un paritetico diritto alla convocazione di primo livello in occasione di trattative nazionali tra Governo e sindacati su tutte le questioni che investono rilevanza per riforme che abbiano un impatto sul mondo del lavoro.

11. Tutte le organizzazioni sindacali con i requisiti di cui al comma 9 sono membri di diritto del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL).

12. Sono abrogati i vincoli relativi alla firma dei contratti che discendono dall'articolo 19 della legge 20 maggio 1970, n. 300.

Art. 3.

 

(Rappresentatività a livello locale

e decentrato)

1. Le organizzazioni sindacali che non abbiano già acquisito rappresentatività nazionale acclarata per via elettiva nelle elezioni per la rappresentanza nazionale, partecipando alle elezioni per la rappresentanza decentrata sono ammesse a pieno titolo alle contrattazioni decentrate e aziendali ed alla fruizione di tutti i diritti sindacali di pari grado, se ottengono almeno il 4 per cento dei voti validi a livello locale regionale, provinciale, di ufficio o unità produttiva, singola scuola, istituzione, università, ente di ricerca, sia per le trattative decentrate che per la relativa fruizione dei pieni diritti sindacali al singolo livello di riferimento.

2. Nei singoli comparti del pubblico impiego e nelle categorie del settore privato è altresì possibile ottenere la rappresentatività a livello decentrato tramite l'acquisizione del 4 per cento dei sindacalizzati, per ottenere il riconoscimento locale di comparto o di categoria, con riferimento alle singole realtà regionali, provinciali, locali, produttive e funzionali, per l'ammissione a pieno titolo alle trattative decentrate di ogni tipo e livello e la fruizione di tutti i diritti sindacali. La verifica annua del dato associativo è effettuata come previsto dall'art. 2, comma 7.

3. Le modalità di presentazione delle liste a livello decentrato sono regolate dall'articolo 1 della presente legge.

4. Fatto salvo quanto previsto dall'articolo 23 della legge 20 maggio 1970 n. 300, viene stabilito, per tutte le categorie del privato e per tutti i comparti di contrattazione del pubblico impiego, un ulteriore monte ore retribuito di livello locale, provinciale e di singola unità produttiva o funzionale, nella misura di una aspettativa annua ogni 500 addetti e garantendo comunque la fruizione di almeno una aspettativa per le liste che abbiano raggiunto il 4 per cento dei voti validi, da assegnarsi alle organizzazioni sindacali o liste sufficientemente rappresentative che abbiano raggiunto i requisiti di cui al presente articolo, ripartiti in proporzione ai voti riportati nelle elezioni di categoria per la rappresentatività sindacale.

5. Il godimento dei distacchi sindacali, sotto forma di aspettative annue retribuite o di monte ore di permessi, è decisa in proprio dalle organizzazioni sindacali cui essi sono assegnati.

Art. 4.

 

(Commissioni elettorali)

 

1. Per gli adempimenti relativi alle elezioni nazionali, provinciali e decentrate, ogni amministrazione pubblica o il Ministero del lavoro e della previdenza sociale per le categorie del settore privato, nomina una commissione elettorale nazionale per ogni comparto del pubblico impiego e per ogni categoria del privato e analoghe commissioni elettorali provinciali.

2. In ogni ufficio, scuola, istituzione o unità produttiva o funzionale viene nominata una commissione elettorale decentrata di seggio.

3. Le commissioni di cui al comma 1 devono essere composte da un componente della amministrazione o della parte datoriale integrato da tre membri di nomina del Ministero del lavoro, nonché da un componente nominato da ogni lista presentata. Dette commissioni sovrintendono alla regolare presentazione delle liste ed al regolare svolgimento delle elezioni.

4. A tutte le operazioni potrà partecipare, con diritto di controllo, un rappresentante di lista accreditato da ciascuna delle liste presentate.

5. I componenti delle commissioni, così come i rappresentanti di lista, verranno esonerati dal servizio e retribuiti dalle amministrazioni competenti o dalla parte datoriale, per tutta la durata delle operazioni delle Commissioni stesse.

6. Quarantacinque giorni prima delle elezioni, termine ultimo per la consegna delle liste, le commissioni elettorali provvedono a:

    a) verificare che le liste siano state formate e presentate in conformità a quanto stabilito dalla presente legge;
    b) escludere i candidati che risultino presenti in più liste;
    c) assegnare ad ogni lista, secondo l'ora e la data di presentazione della stessa, un numero progressivo che viene riportato nelle schede di votazione.

7. Le operazioni di cui al comma 6 del presente articolo sono svolte in seduta pubblica.

8. È ammesso il ricorso avverso i provvedimenti delle commissioni elettorali, secondo quanto verrà stabilito, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, da apposito decreto del Ministero del lavoro e della previdenza sociale. E' sempre consentito di adire la magistratura ordinaria, che è tenuta a dirimere eventuali contenziosi con procedura d'urgenza.

9. Le commissioni elettorali di seggio assicurano l'apertura dei seggi elettorali per il tempo necessario a garantire la massima affluenza al voto ed in orario di servizio e l'opportuna segretezza nelle operazioni di voto.

10. I presidenti delle commissioni elettorali di seggio, al termine delle operazioni di voto e dello scrutinio dei voti, inviano ai presidenti delle commissioni elettorali regionali e provinciali l'elenco firmato dai votanti, i libri dei verbali delle operazioni di voto e scrutinio e, in plichi separati per i vari gradi di votazione, tutte le schede votate per i vari tipi di elezioni.

11. I presidenti delle commissioni elettorali regionali e provinciali, dopo le operazioni di verifica e di validazione dei risultati, inviano alla Commissione elettorale nazionale l'elenco firmato dei votanti e le schede votate per le elezioni nazionali, i verbali relativi allo scrutinio delle schede e i risultati convalidati in prima istanza.

12. Il presidente della commissione elettorale nazionale, dopo le operazioni di verifica e validazione definitiva dei risultati, invia al Ministero del lavoro e, per la scuola ed il pubblico impiego, ai Ministeri competenti i verbali relativi ai risultati delle elezioni nazionali e locali. Il materiale relativo alle elezioni viene conservato per almeno anni tre.

Art. 5.

 

(Propaganda elettorale)

1. I dirigenti degli uffici centrali e periferici e di ogni scuola, unità amministrativa o funzionale, assegnano, entro il quinto giorno successivo alla scadenza del termine per l'ammissione delle liste, ad ogni lista ammessa, uno spazio o albo all'interno degli uffici stessi, per l'affissione di scritti di propaganda elettorale.

2. Nei quaranta giorni precedenti la data fissata per le elezioni, a ciascuna lista è consentito di tenere, durante l'orario di servizio, oltre il monte ore consentito per le normali assemblee sindacali, riunioni in appositi locali delle sedi centrali e periferiche per lo svolgimento della propaganda elettorale.

3. Ogni lista ha diritto di richiedere almeno una assemblea per ogni scuola o unità produttiva o funzionale.

4. Ai candidati delle liste ammesse alle elezioni sono concessi quaranta giorni di permesso retribuiti, se presenti nelle liste per le elezioni nazionali, regionali o provinciali .

Art. 6.

 

(Elezioni)

1. Le votazioni si svolgono in due giornate consecutive lavorative.

2. Le elezioni nazionali, regionali e provinciali hanno l'unico scopo di definire la rappresentatività nazionale, regionale e provinciale delle OOSS che vi concorrono e non prevedono candidature. Esse sono così normate:

  1. ogni lavoratore può firmare una sola lista a pena di nullità della firma apposta;
  2. la votazione ha luogo a mezzo di scheda unica, comprendente tutte le liste disposte in ordine di presentazione e con la stessa evidenza;
  1. il voto è nullo se la scheda non è quella predisposta o se presenta tracce di scrittura o analoghi segni di individuazione;
  2. l'attrezzatura della commissione elettorale è a cura della parte datoriale in locali forniti dall'amministrazione datoriale stessa;
  3. ogni seggio sarà munito di un'urna elettorale idonea ad una regolare votazione chiusa e sigillata sino all'apertura ufficiale della stessa per l'inizio dello scrutinio;
  4. il seggio deve inoltre poter disporre di un elenco completo degli elettori aventi diritto al voto presso di esso, comprendente tutti i lavoratori della scuola, unità produttiva o funzionale, anche con contratto a termine. In detto elenco, a fianco del nome dell'elettore, sarà apposta la firma dell'elettore stesso a conferma della partecipazione al voto;
  1. gli elettori per essere ammessi al voto dovranno esibire un documento di riconoscimento personale. In mancanza di documento personale essi dovranno essere riconosciuti da almeno due degli scrutatori del seggio. Di tale circostanza deve essere dato atto nel verbale concernente le operazioni elettorali;
  2. i risultati finali saranno inviati a cura della commissione di seggio alla commissione elettorale centrale nazionale (per le elezioni nazionali); alla commissione elettorale centrale regionale (per le elezioni regionali); alla commissione elettorale centrale provinciale (per le elezioni provinciali);
  3. la commissione elettorale centrale dei vari livelli (nazionale, regionale e provinciale), provvederà allo spoglio dei plichi inviati dalle commissioni di seggio ed alla verifica definitiva dei risultati.

    3. Ogni elettore può esprimere il proprio voto di preferenza per una sola lista alle elezioni nazionali, regionali, provinciali, di scuola, unità produttiva o funzionale.

    4. Le preferenze esprimibili ai candidati per le elezioni di singola unità produttiva o funzionale, non possono essere più di due.

    5. Il personale distaccato o in missione vota inviando la scheda per posta nella sua sede di origine, previa presentazione di domanda da inoltrare al presidente della commissione elettorale locale di servizio almeno venti giorni prima della data della votazione.

    6. Il presidente della commissione di cui al comma 4 deve assicurare la comunicazione dello spostamento del sito di voto per il lavoratore alla commissione elettorale di provenienza del lavoratore stesso.

    7. Il voto è personale, libero e segreto.

    8. La validità del voto di lista e delle preferenze deve essere riconosciuta ogni qualvolta se ne possa desumere la volontà effettiva dell'elettore.

    9. Alla chiusura delle votazioni si procede, senza soluzione di continuità, allo spoglio delle schede ed alla stesura del relativo verbale.

    10. Le elezioni delle Rappresentanze Sindacali Unitarie (RSU) di scuola, unità produttiva o funzionale sono regolamentate secondo quanto di seguito stabilito:

  1. il numero dei componenti le RSU non potrà essere inferiore a 3 componenti nelle amministrazioni che occupano fino a 200 dipendenti; 3 componenti ogni 300 o frazione di 300 dipendenti, nella amministrazioni che occupano un numero di lavoratori superiore a 200 e fino a 3000, in aggiunta al numero di cui al precedente capoverso, calcolati sul numero di dipendenti eccedente i 200; in ulteriore aggiunta, 3 componenti ogni 500 o frazione di 500 dipendenti nella amministrazioni di maggiori dimensioni, calcolati sul numero dei dipendenti eccedente i 3000;
  2. in caso di dimissioni di uno dei componenti, lo stesso sarà sostituito dal primo dei non eletti appartenente alla medesima lista;
  3. le dimissioni e conseguenti sostituzioni dei componenti le RSU non possono concernere un numero superiore al 50 per cento degli stessi, pena la decadenza della RSU con conseguente obbligo di procedere al suo rinnovo;
  4. le dimissioni devono essere formulate per iscritto alla stessa RSU e di esse va data comunicazione ai lavoratori e al servizio di gestione del personale, contestualmente al nominativo del subentrante;
  5. sono eleggibili i lavoratori che, candidati nelle liste, siano dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato sia a tempo pieno che parziale;
  6. ogni lavoratore può firmare una sola lista a pena di nullità della firma apposta;
  7. non possono essere candidati coloro che hanno presentato la lista, né i membri della commissione elettorale;
  8. ciascun candidato può presentarsi in una sola lista. Ove, nonostante questo divieto, un candidati risulti compreso in più di una lista la commissione elettorale, dopo la scadenza del termine per la presentazione delle liste e prima di procedere all'affissione delle stesse, inviterà il lavoratore interessato ad optare per una delle liste, pena l'esclusione dalla competizione elettorale;
  9. il numero dei candidati per ciascuna lista non può superare di oltre un terzo il numero dei componenti la RSU da eleggere;
  10. la votazione ha luogo a mezzo di scheda unica, comprendente tutte le liste disposte in ordine di presentazione e con la stessa evidenza;
  11. il voto è nullo se la scheda non è quella predisposta o se presenta tracce di scrittura o analoghi segni di individuazione;
  12. l'attrezzatura della commissione elettorale è a cura della parte datoriale in locali forniti dall'amministrazione datoriale stessa;
  13. ogni seggio sarà munito di un'urna elettorale idonea ad una regolare votazione chiusa e sigillata sino all'apertura ufficiale della stessa per l'inizio dello scrutinio;
  14. il seggio deve inoltre poter disporre di un elenco completo degli elettori aventi diritto al voto presso di esso, comprendente tutti i lavoratori della scuola, unità produttiva o funzionale, anche con contratto a termine. In detto elenco, a fianco del nome dell'elettore, sarà apposta la firma dell'elettore stesso a conferma della partecipazione al voto;
  15. gli elettori per essere ammessi al voto dovranno esibire un documento di riconoscimento personale. In mancanza di documento personale essi dovranno essere riconosciuti da almeno due degli scrutatori del seggio. Di tale circostanza deve essere dato atto nel verbale concernente le operazioni elettorali;
  16. i numero dei seggi sarà ripartito secondo il criterio proporzionale in relazione ai voti conseguiti dalle singole liste concorrenti;
  17. nell'ambito delle liste che avranno conseguito voti, i seggi saranno attribuiti in relazione ai voti di preferenza ottenuti dai singoli candidati. In caso di parità di voti di preferenza vale l'ordine all'interno della lista;
  18. nell'ambito di liste diverse ed a parità di voti di lista i seggi saranno attribuiti in relazione ai voti di preferenza ottenuti dai singoli candidati. In caso di parità di voti di preferenza vale l'ordine all'interno della rispettiva lista dei candidati. In caso di ulteriore parità vale l'anzianità anagrafica;
  19. i seggi saranno attribuiti, secondo il criterio proporzionale, prima alle liste che avranno ottenuto il quorum calcolato dividendo il numero dei votanti per il numero dei seggi previsti e successivamente fra tutte le liste che avranno ottenuto i migliori resti, fino alla concorrenza dei seggi previsti: in tal modo si procede alla nomina degli eletti.

    Art. 7.

     

    (Rappresentanze Sindacali Unitarie nel settore privato)

     

    1. Le organizzazioni sindacali costituite sulla base di quanto disposto nell'articolo 1 e che abbiano raggiunto la soglia di rappresentatività prevista nell'articolo 2 o, per il livello decentrato, nell'articolo 3, hanno pieno titolo a contrattare tutte le questioni sindacali che hanno attinenza con il rapporto di lavoro dell'unità produttiva o funzionale di riferimento. La firma delle OOSS di categoria accreditate presso la singola unità funzionale o produttiva avviene per adesione al contratto stipulato fra la parte datoriale e la rappresentanza sindacale unitaria.

    2. Le organizzazioni sindacali costituiscono coordinamenti nazionali e di settore e acquisiscono in rapporto a ciò il diritto ai relativi livelli di contrattazione.

    3. Nelle categorie del settore privato, in ogni unità funzionale o produttiva, vengono eletti, secondo il sistema proporzionale, parallelamente alle elezioni di categoria disposte dall'articolo 1, rappresentanze sindacali unitarie, che saranno – al pari delle delegazioni trattanti nominate dalle organizzazioni sindacali costituite e che abbiano ottenuto la percentuale richiesta per essere considerate rappresentative a livello nazionale o decentrato – ammesse alla rappresentanza dei lavoratori dell'unità funzionale o produttiva di riferimento purché alle elezioni abbia partecipato almeno il 50 per cento più uno degli addetti. La stipula di contratti decentrati di singola unità funzionale o produttiva sarà valida solo se raccoglierà la firma della maggioranza dei membri della rappresentanza sindacale unitaria. La firma delle OOSS di categoria accreditate presso la singola unità funzionale o produttiva avviene per adesione al contratto stipulato fra la parte datoriale e la rappresentanza sindacale unitaria.

    4. La qualificazione di cui al comma 3 si esprime nel pieno riconoscimento ai singoli eletti di tutte le tutele previste dalla L. 300/70 per i membri degli organi statutari delle OOSS sufficientemente rappresentative, dei diritti sindacali nella fruizione di dieci giorni annui retribuiti per permesso sindacale frazionabili in permessi orari e nella convocazione alle trattative decentrate relative ad ogni scuola, unità funzionale o produttiva.

    5. Gli eletti conservano appieno ogni diritto soggettivo di espressione e critica indipendentemente dagli orientamenti di maggioranza della rappresentanza sindacale unitaria della quale sono membri.

    6. Gli eletti restano in carica per anni tre, o comunque sino alla proclamazione degli eletti delle successive elezioni, ma possono essere revocati dai presentatori della lista che li ha espressi o da elezioni straordinarie convocate su richiesta di almeno il 30 per cento dei lavoratori della singola unità produttiva.

    7. Le organizzazioni sindacali che non annoverano propri eletti nelle rappresentanze sindacali unitarie non perdono la facoltà di costituire proprie rappresentanze sindacali aziendali, purché siano maggiormente o sufficientemente rappresentative su base nazionale o locale. Queste hanno diritto all'informazione ed alla partecipazione alle sedute di trattativa decentrata, nonché di siglare per adesione il contratto decentrato di unità funzionale o produttiva, una volta che questo ha ottenuto l'adesione della maggioranza degli eletti della rappresentanza sindacale unitaria.

    Art. 8.

     

    (Rappresentanze Sindacali Unitarie nel settore pubblico)

     

    1. Le organizzazioni sindacali costituite sulla base di quanto disposto nell'articolo 1 e che abbiano raggiunto la soglia di rappresentatività prevista nell'articolo 2 o, per il livello decentrato, dell'articolo 3, hanno pieno titolo a contrattare tutte le questioni sindacali che hanno attinenza con il rapporto di lavoro dell'unità produttiva o funzionale di riferimento. La firma delle OOSS di categoria accreditate presso la singola unità funzionale o produttiva avviene per adesione al contratto stipulato fra la parte datoriale e la rappresentanza sindacale unitaria.

    2. Le organizzazioni sindacali costituiscono coordinamenti nazionali e di settore e acquisiscono in rapporto a ciò il diritto ai relativi livelli di contrattazione.

    3. Nelle categorie del settore pubblico, in ogni scuola, unità funzionale o produttiva, vengono eletti, secondo il sistema proporzionale, parallelamente alle elezioni di categoria disposte dall'articolo 1, rappresentanze sindacali unitarie, che saranno – al pari delle delegazioni trattanti nominate dalle organizzazioni sindacali costituite e che abbiano ottenuto la percentuale richiesta per essere considerate rappresentative a livello nazionale o decentrato – ammesse alla rappresentanza dei lavoratori dell'unità funzionale o produttiva di riferimento purché alle elezioni abbia partecipato almeno il 50 per cento più uno degli addetti.

    4. La qualificazione di cui al comma 3 si esprime nel pieno riconoscimento ai singoli eletti di tutte le tutele previste dalla L. 300/70 per i membri degli organi statutari delle OOSS sufficientemente rappresentative, dei diritti sindacali nella fruizione di dieci giorni annui retribuiti per permesso sindacale frazionabili in permessi orari e nella convocazione alle trattative decentrate relative ad ogni unità scuola, unità funzionale o produttiva.

    5. Gli eletti conservano appieno ogni diritto soggettivo di espressione e critica indipendentemente dagli orientamenti di maggioranza della rappresentanza sindacale unitaria della quale sono membri.

    6. Gli eletti restano in carica per anni tre, o comunque sino alla proclamazione degli eletti delle successive elezioni, ma possono essere revocati dai presentatori della lista che li ha espressi o da elezioni straordinarie convocate su richiesta di almeno il 30 per cento dei lavoratori della singola scuola, unità produttiva o funzionale.

    7. Le organizzazioni sindacali che non annoverano propri eletti nelle rappresentanze sindacali unitarie non perdono la facoltà di costituire proprie rappresentanze sindacali aziendali, purché siano sufficientemente rappresentative su base nazionale o locale. Queste hanno diritto all'informazione ed alla partecipazione alle sedute di trattativa decentrata, nonché di siglare per adesione il contratto decentrato di unità funzionale o produttiva, una volta che questo ha ottenuto l'adesione della maggioranza degli eletti della rappresentanza sindacale unitaria.

    Art. 9.

     

    (Accordi sindacali e referendum)

    1. Per avere validità, prima della stipula definitiva, gli accordi sindacali nazionali, provinciali o aziendali, sia per il settore privato che per quello pubblico, debbono essere sottoposti a referendum ed approvati con votazione segreta.

    2. L'organizzazione del referendum è demandata ad una commissione composta da un eguale numero di esponenti di tutte le organizzazioni sindacali costituite nelle unità produttive del settore privato e nelle unità funzionali del pubblico impiego.

    3. Affinché l'esito del referendum abbia validità, deve aver partecipato al voto almeno il 50 per cento più uno degli aventi diritto.

    4. Referendum preventivi, consultivi e approvativi degli accordi sindacali, nazionali o decentrati, possono essere indetti, in maniera congiunta o disgiunta, dalle rappresentanze sindacali aziendali e dalle organizzazioni sindacali di cui agli articoli 2 e 3, nei comparti del pubblico impiego e nelle categorie del settore privato, sia a livello nazionale che a livello decentrato e aziendale, nelle unità funzionali o nelle unità operative di riferimento.

    Art. 10.

     

    (Contenzioso)

    1. Qualsiasi impedimento frapposto dal datore di lavoro al diritto di indizione delle elezioni e dei referendum approvativi dei contratti collettivi nazionali di lavoro ed al loro regolare svolgimento costituisce comportamento antisindacale, ai sensi dell'articolo 28 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni; in tal caso la legittimazione attiva è attribuita a chiunque vi abbia interesse.

    2. Il pretore in funzione di giudice del lavoro del luogo in cui è situata l'impresa o l'unità produttiva o amministrativa decide con decreto, applicando la procedura di cui all'articolo 28 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni, sui ricorsi presentati da chiunque vi abbia interesse concernente l'indizione delle elezioni, la rimozione di ostacoli da chiunque frapposti al loro svolgimento e la proclamazione dei risultati, nonché il funzionamento della Rappresentanza Sindacale Unitaria.

    Art. 11.

     

    (Diritti sindacali)

     

    1. Alle organizzazioni sindacali ed ai soggetti previsti dagli articoli da 1 a 3 sono concessi, unitamente alla facoltà di promuovere referendum preventivi e approvativi degli accordi sindacali, nazionali o decentrati, gli stessi diritti previsti dal titolo III della legge 20 maggio 1970, n. 300, particolarmente in ordine:

    a) alla concessione di locali da parte del datore di lavoro per svolgere attività sindacale;

    b) al diritto di affissione e di circolazione di stampa sindacale;

    c) alle aspettative annue;

    d) ai permessi brevi retribuiti per i dirigenti;

    e) al diritto di convocare assemblee dei lavoratori in orario di servizio.

    2. Per quanto riguarda il monte ore disponibile per le assemblee e i permessi sindacali di cui alle lettere c) e d) del comma 1, valgono le norme relative ai contratti ed alle disposizione di categoria o, in mancanza di una regolamentazione, le disposizioni della legge 20 maggio 1970 n. 300.

    Art. 12.

     

    (Assemblee sindacali)

    1. Nell'ambito del monte-ore stabilito dai relativi contratti nazionali di categoria ed indipendentemente dall'iniziativa delle organizzazioni sindacali costituite in ogni unità produttiva del settore privato o in ogni unità funzionale del pubblico impiego, i lavoratori hanno diritto a riunirsi in assemblea su questioni di ordine sindacale, purché l'assemblea sia richiesta da almeno il 5 per cento dei lavoratori interessati.

    2. Titolari del monte-ore annuo di assemblee retribuite in orario di servizio sono i singoli lavoratori (i quali ne decidono in proprio l'utilizzazione scegliendo di partecipare alle riunioni convocate dalle sigle sindacali di loro gradimento) secondo le norme in vigore nel pubblico impiego, che vengono estese anche al settore privato.

    3. Il diritto di convocare assemblee retribuite in orario di servizio è garantito a tutte le organizzazioni sindacali, indipendentemente dalla loro rappresentatività.

    4. In ogni unità produttiva del settore privato e in ogni unità funzionale del pubblico impiego, le rappresentanze sindacali unitarie hanno titolo ad indire assemblee sindacali retribuite in orario di servizio rivolte a tutti i lavoratori. Tale diritto può venire adito dai singoli eletti disgiuntamente o congiuntamente fra loro, ed anche in accordo con singoli eletti nell'ambito delle rappresentanze sindacali unitarie di altre unità funzionali, sia del medesimo che di altri settori del settore privato o del pubblico impiego.

    5. Le assemblee possono essere tenute sia per l'intera unità produttiva o funzionale, sia per reparti di essa in locali interni o esterni alla medesima unità produttiva o funzionale.

    6. Accordi pattizi e contratti di categoria non possono contravvenire alle norme disposte nella presente legge.

    Art. 13.

     

    (Libertà sindacali)

    1. A tutte le organizzazioni sindacali, indipendentemente dal raggiungimento della sufficiente o maggiore rappresentatività, sono assicurate le seguenti libertà sindacali:

    a) la concessione di locali da parte del datore di lavoro per svolgere attività sindacale;

    b) il diritto di affissione e di circolazione della stampa sindacale;

    c) il diritto all'informazione sia in sede nazionale che decentrata;

    d) il diritto di convocare assemblee dei lavoratori in orario di servizio;

    e) la parità di trattamento fra organizzazioni sindacali in ordine alle trattenute dei contributi associativi alla fonte;

    f) la possibilità di iscrivere personale collocato in quiescenza;

    g) la possibilità di ottenere aspettative annue con retribuzione a carico del sindacato e contributi pensionistici a carico dello Stato per i membri dei propri organi statutari;

    h) il diritto di proclamare scioperi a qualsiasi livello, indipendentemente dal raggiungimento di qualsiasi soglia di rappresentatività, fosse anche richiesta a titolo preventivo con verifica della consistenza associativa e/o tramite referendum rispetto all'indizione di astensioni dal lavoro, o comunque come vaglio dell'indice di gradimento dello sciopero stesso da parte dei lavoratori.

    Art. 14.

     

    (Norma di salvaguardia)

     

    1. Accordi pattizi e contratti di categoria non possono contravvenire alle norme disposte nella presente legge. Le norme in contrasto con quanto disposto nella presente legge sono soppresse.

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