COBAS SARDEGNA - UNICOBAS - USB - CUB - OSA COMUNICATO CONGIUNTO: Sciopero del 6 maggio: fuori fascisti, leghisti e negazionisti dalle piazze della scuola

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1La giornata di sciopero generale della scuola prevista per il 6 maggio 2021 diventa sempre più centrale nel percorso di mobilitazione contro il recovery fund della digitalizzazione e delle competenze, voluto dal governo Draghi. Crescono giorno dopo giorno le adesioni allo sciopero, non ultime quelle di Priorità alla scuola, del Comitato Nazionale Precari scuola (CNPS) e dei Lavoratori autoconvocati scuola, che saranno presenti alla manifestazione che si terrà al Ministero dell’istruzione a partire dalle ore 10.
Ancora una volta le organizzazioni sindacali che hanno promosso lo sciopero dell’intera giornata del 6 maggio, dopo quello riuscito del 24 e 25 settembre, sono state capaci di ascoltare gli umori dei lavoratori della scuola, dei precari, degli studenti e delle famiglie, riuscendo ad individuare una data in grado di dare una risposta unitaria alle politiche di questo governo in tema di istruzione.
Siamo consapevoli che, partendo dal tema dell’invalsi e dalla scuola dei quiz, la giornata debba essere costruita intorno alle questioni del PNRR, degli organici, dell’assunzione dei precari, dell’edilizia scolastica, della ripartenza in sicurezza e del rifiuto della scuola-parcheggio estiva del Ministro Bianchi, respingendo la sterile contrapposizione scuole aperte-scuole chiuse.
Diversamente dalla piazza di Montecitorio del 26 marzo che ha permesso di intervenire anche a Fratelli d’Italia, la nostra pratica dell’unità non può in nessun modo accettare che nella piazza del 6 maggio possano essere presenti anche fascisti, leghisti e negazionisti, che in questi mesi hanno strumentalizzato il tema della scuola pubblica statale, con l’obiettivo da un lato di costruire consenso elettorale, vedi Fratelli d’Italia e Lega, dall’altro di guadagnare facile visibilità.
L’adesione al 6 maggio di un noto “picchiatore” dei social e fedele scudiero di Pittoni, che si augurava probabilmente nel giorno del nostro sciopero di essere dall’altra parte della barricata come collaboratore del sottosegretario leghista Sasso dopo aver lasciato con un pugno di mosche i precari che aveva illuso, non può che inquietare chi ha fatto della lotta contro la precarietà non un vessillo per una facile carriera politica, ma un impegno di rivendicazione quotidiano e concreto, senza mai utilizzare un linguaggio sessista ed offensivo verso il ministro di turno. Il tema della precarietà non può essere nelle mani di soggetti senza alcuna visione politica e pronti a cambiare casacca per mero opportunismo, la precarizzazione del lavoro nella scuola viene da lontano: l’ex Ministro Azzolina e l’attuale Ministro Bianchi sono semplici tasselli di un processo trentennale di mortificazione della professionalità docente, i precari hanno bisogno di costruire un fronte unitario con le forze sindacali che si sono sempre spese per questa lotta. Siano benvenuti in piazza tutti i lavoratori precari e non, che si riconoscono nella nostra piattaforma e che vogliono lottare per il proprio posto di lavoro, ma non accetteremo capetti appartenenti a partiti xenofobi e razzisti, che lucrano sulle morti nel Mediterraneo di centinaia di uomini e donne, con vomitevole cinismo razzista e fascista.
In un’ottica unitaria e di costruzione del percorso comune, troviamo incomprensibile la scelta dei Cobas – Comitati di Base della Scuola di indire uno sciopero esclusivamente per la scuola primaria, dimostrando di non comprendere a pieno cosa è in gioco nella partita dell’istruzione.
L’adesione formale dell’Esecutivo Provinciale Romano dei Cobas alla piazza del sei maggio, esclusivamente sui temi dell’invalsi e per la sola scuola primaria, dimostra la non condivisione del nostro percorso, come testimoniato peraltro dalle vicende di questo anno scolastico che li ha portati a scendere in piazza su posizioni che si limitavano a chiedere semplicemente la riapertura delle scuole in piena pandemia.
Il quadro che abbiamo davanti rappresenta una scuola svuotata di senso culturale ed educativo, al servizio dell’impresa, ruolo riservato anche a Università e Ricerca. Di fronte a tutto questo noi scioperiamo e chiediamo:
● immissione in ruolo di tutti i precari (docenti e ATA) a partire da quelli con tre anni di servizio, con un investimento di almeno 7 mld;
● libertà di mobilità per docenti e ATA (no ai vincoli quinquennali e triennali);
● un investimento pluriennale nella riqualificazione e ampliamento degli edifici scolastici (13 mld);
● la ripresa di una scuola in sicurezza a settembre, con DPI adeguati (FFp2), più spazi, riduzione del numero di alunni per classe, sanificazioni adeguate (anche dell’aria) e nuovi organici in servizio dal 1° settembre;
● un sistema adeguato di tracciamento dei contagi;
● una campagna vaccinale efficace e rapida;
● l’abbandono della Didattica Digitale Integrata, una volta aperte le scuole a settembre;
● l’abolizione dei test INVALSI e dei PCTO;
● un rinnovo contrattuale che preveda un investimento di 7 mld per un congruo aumento degli stipendi, più il necessario per un immediato riconoscimento economico relativo al maggiore impegno di docenti ed ata durante la pandemia;
● completa internalizzazione del personale ausiliario ed educativo;
● rifiuto di ogni ipotesi di autonomia differenziata