Unicobas Livorno:NO alla DAD- NO alla DDI La scuola si fa a scuola

La didattica a distanza è discriminatoria, non ha valore didattico, formativo e relazionale, mortifica la professionalità docente, non garantisce il diritto allo studio, scarica sulle famiglie l'istruzione pubblica, scarica su lavoratori parte dei costi fissi e introduce impropriamente il lavoro agile nella scuola, foraggia le lobbies private dell'informatica regalando loro una massa di dati.

 

L'opposizione netta alla DAD, che l'Unicobas ha portato avanti da subito, è stata condivisa da studenti, genitori, associazioni, ordini professionali. Sono state intraprese molte e importanti iniziative di protesta perché la scuola riparta con la didattica in presenza, con reali garanzie di sicurezza, che possono essere date solo da classi meno numerose, da un organico docente e non docente più ampio, da spazi adeguati.

Alla vigilia della riapertura delle scuole la situazione mostra ritardi, incompetenza, caos, mancanza di garanzie. Tutto questo perché non si sono volute mettere in campo risorse reali, sono state mantenute le classi pollaio ed è stato previsto un misero organico usa e getta da licenziare alla prima occasione.
Ministero e governo si sono però dati da fare per emanare linee guida sulla didattica a distanza, che per chi non ha saputo trovare altre risposte resta il piano B, ma potrà verosimilmente diventare anche il piano A.

Per riproporre una minestra immangiabile, la DAD ha cambiato nome diventando Didattica digitale integrata, ha cominciato ad essere pensata in forme blended, ibride, alternabili e complementari alla didattica in presenza, ha avuto una sorta di regolamentazione oraria. Soprattutto si è fatta sempre più pressante l'indicazione di inserirla nel Piano dell'offerta formativa triennale delle scuole.

Ma sempre di DAD si tratta, inutile contrabbandarla per qualcosa di diverso. La didattica a distanza non può entrare nella normalità della scuola. E' stato uno strumento, peraltro disfunzionale, legato ad una situazione di eccezionalità come il lockdown, che deve essere abbandonato.
Non vogliamo che sia regolamentata, contrattualizzata, esaltata come forma ottimale di flessibilità organizzativa e di innovazione didattica quando è un misero tappabuchi di inadempienze gravi, non vogliamo che sia confusa con l'uso didattico della tecnologia, che è altra cosa.
La DAD/DDI non deve entrare nel nostro contratto di lavoro; non deve entrare nel Piano dell'offerta formativa della scuola, che ha durata triennale, perché significherebbe pensarla come strumento ordinario e duraturo della didattica.
Non vogliamo metà classi a scuola e metà a casa davanti a uno schermo, non vogliamo che il diritto allo studio sia sospeso nemmeno per un giorno alla settimana dalla didattica a distanza, non vogliamo che ci sia un orario ridotto recuperato da remoto, fuori dalla relazione educativa del gruppo classe.

La scuola si fa a scuola, in sicurezza, con le uniche condizioni possibili, cioè:
• classi meno numerose, massimo 15 alunni
• incremento organico stabile di personale docente e non docente
• ambienti sicuri e idonei allo svolgimento di tutte le attività
• mantenimento dell'orario di lezione senza riduzioni

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