LA SCUOLA, IL COVID E UN ANNO DI CAZZATE

buon2021Le soluzioni erano state fornite al governo agli stati generali, in presenza, dai sindacati di base, Unicobas in primis. Proposte colpevolmente non prese in considerazione: i gruppi-classe andavano ridotti a massimo 15 alunni, come ha fatto la Germania, che ha anche speso 500 milioni per sanificare l'aria delle aule, che ha un servizio di trasporti dedicato alla scuola, eppure non riapre il 7 gennaio. Gli spazi andavano risistemati da Febbraio 2020 ed adeguate le strutture pubbliche abbandonate, poi dovevano essere utilizzati (a costo zero) i pullman dell'esercito, carabinieri, finanza e polizia per snellire la circolazione pubblica, mentre invece, a fronte del calo dei biglietti, sono persino state ridotte le corse dei treni per i pendolari (Trenord docet). Si poteva evitare di cadere nella seconda ondata della pandemia, evitando di seguire le peggiori inclinazioni mercatiste di un'estate impazzita dietro piazze e discoteche zeppe di cretini. Si poteva evitare di affollare le aule con 25 alunni ed insegnanti in 30 metri quadri nella scuola dell'Infanzia, Primaria e Media, con un solo metro di distanziamento, anche per 8 ore, quando in un comune esercizio commerciale non si entra che in due alla volta (altro che doppi turni!!!).
Nel frattempo non sono stati spesi neppure i 10 miliardi stanziati per la sanità (e s'è lasciato finanche il numero chiuso a medicina), colpevoli innanzitutto le regioni, col risultato di avere ora 50mila medici ed ancor più paramedici in meno del necessario e (forse) solo 11mila terapie intensive (da 5mila che erano) contro le 30mila già presenti in Germania prima del primo lock down (salite poi a 50mila). Last but not least, la didattica a distanza andava fatta senza il mito "salvifico" della digitalizzazione, i ridicoli diktat di Bruschi, dell'Azzolina, dei sindacati di stato pronta-firma (pronti a limitare anche il diritto di sciopero, a cominciare dal personale ata), di tanti dirigenti digiuni di pedagogia, senza trasformare gli insegnanti tutti, ed in particolare quelli di sostegno, in tappa-buchi, e nel rispetto della creatività di docenti e studenti.
UNICOBAS: parlare di scuola sapendo di cosa si parla.
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