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Una polizza travestita da welfare: no alla svendita della salute dei lavoratori della scuola

Dal 10 settembre oltre 1,2 milioni di dipendenti della scuola italiana possono aderire alla tanto sbandierata assicurazione sanitaria integrativa “gratuita”. Il ministro Valditara e i sindacati concertativi che hanno firmato questa operazione la spacciano come una conquista storica, la prima tutela sanitaria collettiva mai garantita alla categoria.

Come Unicobas denunciamo questa narrazione per quello che è: propaganda buona per i titoli dei giornali, non una risposta ai bisogni reali di chi lavora ogni giorno nelle scuole italiane.

L’universalità che esclude

Il primo inganno è nella platea. Si vanta il superamento della distinzione tra personale di ruolo e supplenti, ma i supplenti brevi — la fascia più precaria, più povera di garanzie, più esposta — restano fuori. È la conferma di una logica che conosciamo bene: i diritti si negano a chi ha meno voce. E mentre si escludono i supplenti brevi, si include il personale dirigente e quello ministeriale, diluendo risorse che la legge destina a docenti e ATA. Una categoria spaccata in nome di un “diritto a geometria variabile”.

Gratis per modo di dire

Dietro la parola “gratuita” si nascondono franchigie, scoperti del 10% con tetti di 4.000 euro a evento, ticket SSN non rimborsabili, ricoveri lunghi esclusi, rete convenzionata tutta da definire. Le spese che pesano davvero sulle famiglie — visite specialistiche, occhiali, fisioterapia — restano quasi interamente a carico dei lavoratori.

Ma il punto più grave è un altro: la polizza esclude le malattie mentali e i disturbi psichici, che rappresentano oltre l’80% delle patologie professionali e delle inidoneità all’insegnamento. Ansia, depressione, burnout: la vera emergenza sanitaria della scuola italiana viene lasciata fuori da una misura presentata come tutela della salute dei lavoratori.

Lo scandalo del finanziamento: si taglia la scuola per pagare le assicurazioni

Qui sta il cuore politico della vicenda. L’assicurazione non si finanzia con risorse nuove, ma tagliando circa 200 milioni di euro dal Fondo per il funzionamento amministrativo e didattico delle scuole tra il 2026 e il 2029. Significa che 7.600 istituti perderanno in media 30.000 euro ciascuno in quattro anni: meno laboratori, meno progetti, meno manutenzione, meno offerta formativa. Oltre a questo storno principale, il piano attinge per 15 milioni di euro annui dai risparmi generati dalla revisione dei compensi per le commissioni dell’esame di Stato, mentre gli ultimi 15 milioni derivano da fondi speciali del Ministero dell’Economia e delle Finanze precedentemente vincolati.

Si tolgono soldi alla didattica quotidiana per foraggiare un pacchetto assicurativo che lascia scoperti proprio i bisogni sanitari più diffusi tra il personale. Non è tecnica di bilancio: è una scelta politica precisa, che scarica sulle scuole e sui territori il costo di un’operazione di immagine.

Le conseguenze ricadranno soprattutto sulle scuole già più fragili — piccoli istituti, aree interne, contesti socialmente deprivati — ampliando ulteriormente le disuguaglianze educative e spingendo verso il contributo volontario delle famiglie come unica valvola di sfogo.

Un regalo alle assicurazioni, non ai lavoratori

Con questa operazione lo Stato affida a tre soggetti privati — UniSalute, Poste Assicura, Intesa Sanpaolo Protezione — la gestione dei dati sanitari di oltre un milione di lavoratori pubblici, senza che una sola lista d’attesa del Servizio Sanitario Nazionale si accorci, senza un’assunzione in più, senza un investimento pubblico aggiuntivo. È la logica aziendalistica applicata alla scuola pubblica: si smonta pezzo per pezzo l’universalità dei diritti per sostituirla con soluzioni frammentate, di mercato, legate al tipo di contratto.

Le nostre richieste

Unicobas rigetta questa impostazione e rivendica:

  • stop ai tagli al funzionamento delle scuole e restituzione integrale delle risorse sottratte;
  • investimenti veri nel Servizio Sanitario Nazionale pubblico e universale, non scorciatoie assicurative;
  • copertura piena della salute mentale dei lavoratori della scuola, riconoscendo burnout, ansia e depressione come patologie professionali da tutelare e prevenire concretamente;
  • stabilizzazione del precariato, con un piano di assunzioni che chiuda la stagione delle supplenze croniche;
  • rinnovo contrattuale che restituisca potere d’acquisto reale a docenti e ATA.

Diciamo no a una polizza di facciata che impoverisce la scuola pubblica per finanziare il mercato assicurativo privato. Diciamo sì a diritti universali, finanziati con risorse pubbliche adeguate.

La salute dei lavoratori della scuola non si assicura: si difende con investimenti pubblici, non con tagli mascherati da welfare.

Unicobas Scuola e Università

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