A proposito di assicurazione sanitaria integrativa.
Il 29 dicembre del 2025 è stato sottoscritto il CCNI specifico per l’istruzione, al fine di Individuare i criteri e le modalità di accesso al sistema di assistenza sanitaria integrativa per il personale della scuola, istituito dal decreto-legge 14 marzo 2025 n. 25, convertito, con modificazioni, nella legge 9 maggio 2025, n. 69 per il quadriennio 2025/2029.
Una misura presentata, dal governo e dai sindacati che hanno sottoscritto tale accordo, come un “benefit”, una tutela in più, un segnale di attenzione verso chi lavora nella scuola.
La realtà è un’altra: questa assicurazione è finanziata sottraendo risorse alla scuola pubblica, produce tutele deboli e intermittenti e spinge ulteriormente verso la privatizzazione della sanità.
Per chi scrive non è un avanzamento di diritti, ma un arretramento mascherato.
Una misura costruita sulla propaganda, non sui numeri
I lavoratori potenzialmente coinvolti sono oltre 1,2 milioni, ma non tutti: restano esclusi i supplenti brevi e quelli con contratto al 30 giugno. Ancora una volta, diritti a geometria variabile, che spezzano l’unità della categoria dei lavoratori della scuola.
Le risorse complessive annunciate 320 milioni di euro in quattro anni — vengono accompagnate da una narrazione fuorviante: coperture “fino a 3.000 euro l’anno”.
A ben guardare è una cifra priva di fondamento: dividendo le risorse reali per il numero dei beneficiari, si ottiene una media di poco più di 250 euro circa a persona in quattro anni.
Altro che tutela sanitaria: siamo di fronte a un’operazione di propaganda, buona per i comunicati stampa, addirittura dannosa per i bisogni reali di cura.
Il vero scandalo: si finanzia l’assicurazione tagliando i fondi per le scuole
Il punto politicamente più grave è questo: l’assicurazione non viene finanziata con nuove risorse, ma attraverso tagli al Fondo per il funzionamento amministrativo e didattico, per circa 200 milioni di euro tra il 2026 e il 2029. Questo significa che le circa 7.600 scuole italiane perderanno una media di 30.000 € ciascuna in quattro anni e di conseguenza si ridurranno iservizi agli studenti, i laboratori, i progetti, l’offerta formativa, le spese per la manutenzione ordinaria e straordinaria, per i materiali.
Tutto ciò inaccettabile. Si tolgono risorse alla didattica quotidiana per pagare una polizza assicurativa che non risolve i problemi di salute dei lavoratori.
Questa non è una scelta “tecnica”. È una scelta politica precisa, che scarica i costi sulle scuole e sui territori, per una narrazione demagogica, tutta a favore del governo e di chi ha avallato tale scelta.
Scuole più povere, famiglie più esposte, disuguaglianze più profonde
Il depauperamento del funzionamento scolastico ha come conseguenza immediata l’inevitabile ricorso al contributo volontario delle famiglie e così l’accesso a una scuola di qualità rischia di dipendere sempre più dalla condizione economica dei territori e delle famiglie.
Il risultato è che le scuole già più fragili — piccole realtà, aree interne, contesti socialmente deprivati — saranno le più colpite, determinando un ulteriore ampliamento delle disuguaglianze educative, in aperto contrasto con il principio di uguaglianza.
Si impoverisce la scuola pubblica mentre si chiede ai lavoratori di ringraziare per una polizza assicurativa.
Un regalo al mercato assicurativo, non ai lavoratori
È allora il caso di ribadire che la scelta del governo di attivare un’assicurazione sanitaria integrativa collettiva non è affatto neutrale. Questa misura, infatti, finisce per favorire le strutture sanitarie private, senza apportare alcun reale rafforzamento al Servizio Sanitario Nazionale.
Le risorse pubbliche destinate ai contratti assicurativi non si trasformano in nuove assunzioni per la Sanità, investimenti o riduzioni delle liste d’attesa. Servono invece a consolidare una logica politica che sostituisce diritti universali con soluzioni frammentate, legate al tipo di lavoro svolto e al reddito.
Una scelta che, di fatto, indebolisce il sistema pubblico anziché tutelarlo.
Incertezza ulteriore: gara Consip e benefici non garantiti
La gara europea Consip per l’affidamento del servizio (scadenza 5 marzo 2026) aggiunge un ulteriore elemento di incertezza, in quanto le prestazioni effettive dipenderanno dall’operatore che risulterà vincitore. In ogni caso dal capitolato tecnico, allegato al bando di gara, si evince già che le condizioni previste ridimensionano drasticamente il valore della polizza. La sbandierata promessa di una tutela estesa, si scontra con massimali e franchigie che trasferiscono il rischio sul singolo lavoratore: scoperti significativi a carico dell’assicurato (ad esempio 20% per l’odontoiatria; 10% per i grandi interventi fino a 4.000 euro) e rimborsi dei ticket SSN molto contenuti (massimo 100 euro annui, con scoperto del 30% e minimo non rimborsabile).
Nel caso di reali bisogni sanitari, soprattutto quelli più onerosi, la copertura risulta quindi parziale e insufficiente.
Mettere istruzione contro salute è una scelta politica della destra
Finanziare una presunta tutela sanitaria, tagliando risorse alla scuola, produce un conflitto concreto tra diritti costituzionali: il diritto allo studio e la tutela della salute.
Si indebolisce la gratuità e la qualità del servizio scolastico pubblico, mentre la tutela sanitaria viene resa incerta e affidata al mercato. È una scelta regressiva, che scarica i costi sui lavoratori e sulle comunità educative.
Conclusione:
A conclusione della nostra analisi si può dire checosì come finanziata e strutturata, l’assicurazione sanitaria integrativa per il personale scolastico offre risorse pro capite irrisorie, presenta coperture tecniche limitate, rafforza il mercato assicurativo privato senza incidere sulle criticità del sistema sanitario pubblico e per di più è finanziata attraverso tagli diretti al funzionamento delle scuole.
Non è una risposta ai bisogni di salute dei lavoratori della scuola, ma solo un’operazione di facciata e potenzialmente dannosa.
La tutela della salute del personale scolastico dovrebbe invece passare attraverso gli investimenti nel Servizio Sanitario Nazionale, la riduzione delle liste d’attesa, il rafforzamento dei servizi pubblici, aumentando, non tagliando, le risorse alle scuole.
Per tali motivi va contrastata questa impostazione.
Difendere la scuola pubblica e il diritto alla salute significa dire no a polizze di facciata e sì a diritti veri, universali, finanziati con risorse adeguate.
Stefano Lonzar
(per l’Unicobas Scuola)
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