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La scuola che vogliamo, Schema di riforma della scuola

Dionen

Ott 30, 2009 #IDV, #Unicobas

Proponiamo in sintesi i nuclei fondamentali della proposta di riforma della scuola in antitesi alla controriforma Gelmini ed al ddl Aprea. Gli ambiti richiamati attengono sia allo stato giuridico degli operatori della scuola che all’ambito metodologico-didattico e di progetto. Il primo ambito è ben sintetizzato nel ddl n. 2442 redatto dall’Unicobas e presentato il 16 Maggio 2009 per iniziativa del deputato P. Zazzera presso la Commissione Cultura della Camera, poi approdata anche al Senato sempre per iniziativa dell’IDV. Questa proposta di legge, in seguito tradita dall’Italia dei Valori, prevede una riforma dell’organizzazione scolastica e l’istituzione di un’area contrattuale specifica per il comparto della scuola. Ne sono capisaldi ispiratori:- Istituzione di un Consiglio superiore della docenza come organo di garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza della Scuola rispetto alle ingerenze del mondo politico e dell’attacco privatistico (sul tipo del Consiglio Superiore della Magistratura), formato su base elettiva nazionale e regionale con il compito di definire gli standard professionali, di operare il monitoraggio dell’efficacia dell’insegnamento e la valorizzazione del merito (sottratta all’autorità dei dirigenti scolastici e ministeriali, nonché all’ambito burocratico), di sovrintendere alla formazione iniziale e in itinere dei docenti (anno sabatico), di intervenire sulle norme di accesso all’insegnamento, di gestire l’albo professionale e l’ambito disciplinare, di statuire e far rispettare il codice deontologico professionale;- Riconoscimento del ruolo professionale dei docenti attraverso il ruolo unico docente (parificazione retributiva e d’orario) e l’individuazione di un’area contrattuale per la scuola fuori dai dettami del Dl 29/1993, che ne valorizzi la specificità nei confronti del pubblico impiego e adegui le retribuzioni alla media europea. Sburocratizzazione della funzione docente;- Potenziamento e rilancio delle funzioni degli organi collegiali, in opposizione ai principi abolizionistici della democrazia partecipativa nella Scuola contenuti nel ddl Aprea in discussione in Parlamento, nonché nella controriforma Gelmini;- Carriera per i docenti di ogni ordine e grado che preveda la possibilità di operare all’interno degli Atenei ai fini della formazione di base dei nuovi insegnanti;- Preside elettivo. Per quanto attiene all’ambito metodologico-didattico, il progetto di riforma delle scuola di ogni ordine e grado elaborata dall’UNICOBAS si basa sulle seguenti proposte:- limitazione del numero di alunni per classe ad un massimo di 24 sull’organico di fatto e 20 in presenza di un alunno diversamente abile;- garanzia del rapporto 4 a 1 tra insegnanti di sostegno e alunni diversamente abili;- apertura delle strutture scolastiche al territorio in modo da permettere la fruizione gratuita dei laboratori, delle biblioteche e delle strutture sportive. Per una scuola come centro d’aggregazione territoriale in concorrenza con il privato. SCUOLA DELL’INFANZIA- Introduzione di principi pedagogici basati sulle intuizioni dei grandi pedagogisti italiani e stranieri, con particolare attenzione a Maria Montessori, alle sorelle Rosa e Carolina Agazzi, sino a Friedrich Froebel;- Estensione dell’obbligo scolastico all’ultimo anno di scuola dell’infanzia (5 anni di età). SCUOLA PRIMARIA- Ritorno alla suddivisione della scuola primaria in 2 cicli: 1° ciclo (dalla prima alla seconda classe); 2° ciclo (dalla terza alla quinta classe);- Completa e coerente attuazione del tempo pieno. Abrogazione del cosiddetto “maestro unico” o “prevalente” e ripristino dell’insegnamento modulare basato sulla divisione in due aree prevalenti (linguistico-espressiva e logico-matematica) con l’affidamento delle discipline specifiche (ed. motoria, ed. musicale, lingue straniere, informatica, storia delle religioni) ad insegnanti con titoli e competenze specifiche;- Introduzione dello studio di due lingue straniere comunitarie fin dalla scuola primaria e del linguaggio musicale;- Avvicinamento ai linguaggi informatici e multimediali;- ritorno al curricolo ciclico (cfr. programmi per la scuola primaria del 1985);- Per l’ultimo anno di scuola primaria si prevede la suddivisione dell’orario scolastico tra insegnanti di scuola primaria e scuola secondaria di primo grado, così da facilitare il passaggio dei bambini ad un sistema pedagogico relativo ad una diversa fase dell’età evolutiva, in parziale analogia con il modello francese;- ripristino dei giudizi analitici in luogo di quelli docimologici e dell’esame di licenza di scuola primaria. SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO- Per il primo anno si prevede (come per l’ultimo anno della primaria), la suddivisione dell’orario scolastico tra insegnanti di scuola primaria e secondaria di primo grado per valorizzare gli elementi di continuità del curriculum, in parziale analogia con il modello francese;- Introduzione dello studio del latino fin dalla scuola secondaria di primo grado. Nel momento in cui gli ultimi interventi controriformistici sulle scuole superiori stanno minando fortemente la possibilità degli studenti di qualsiasi tipo di liceo di apprendere proficuamente le strutture linguistiche e i contenuti letterari della cultura latina, si ravvisa invece proprio la necessità di rilanciare lo studio del latino, chiamando l’opinione pubblica a riflettere sulla sua utilità, in generale e in particolare nel nostro Paese. Attraverso lo studio del latino si sviluppano esponenzialmente le capacità di apprendimento della sintassi e della semantica della lingua italiana e delle lingue neolatine, si potenziano le abilità logico-deduttive estendibili a tutti i campi del sapere, inclusi naturalmente quelli di ambito scientifico e tecnologico. Inoltre l’enorme patrimonio storico-artistico del nostro Paese rischia di essere ulteriormente dimenticato e di apparire agli occhi delle future generazioni come qualcosa di inutile e derelitto (e quindi alieno da sé), laddove invece costituisce una ricchezza culturale ed economica che identifica e contraddistingue l’Italia ed ha sempre orientato i gusti estetici degli altri Paesi europei;- Introduzione dello studio di due lingue comunitarie obbligatorie (direttiva UE);- Introduzione di un’area tecnico-pratica e artistico-musicale che si avvalga del supporto di specifici laboratori artigianali ed artistici, che miri allo sviluppo delle competenze e capacità manuali e creative dei ragazzi in raccordo con le esigenze specifiche del territorio, anche in vista dell’orientamento verso le scuole superiori;- introduzione di un’area laboratoriale curricolare per l’avvicinamento dei ragazzi alla comprensione e decodificazione dei linguaggi non letterari cinematografico e teatrale;- approfondimento della conoscenza e potenziamento delle abilità di utilizzo dei linguaggi informatici e multimediali. SCUOLA SECONDARIA DI SECONDO GRADO- Innalzamento dell’obbligo scolastico al diciottesimo anno di età;- Studio del latino obbligatorio nei licei. A tal proposito si precisa che il percorso liceale si deve caratterizzare per la garanzia che fornisce agli studenti di accedere in maniera serena e proficua a qualsiasi corso di laurea universitario. A tal fine si deve prevedere un curriculum di discipline che conferisca una solida formazione di base. Ad esempio, l’istituzione di per sé apprezzabile del liceo coreutico, unica novità positiva prevista dalla riforma Gelmini, necessita di un ampliamento dell’offerta formativa per quanto concerne le discipline di cultura generale quali l’italiano, il latino, la matematica, nonché la fisica, la chimica e la biologia;- studio del diritto come disciplina a sé stante e quale elemento formativo ed interdisciplinare capace di sviluppare la responsabilità e la coscienza del cittadino di appartenere ad una collettività civile e solidale. Tale insegnamento deve essere assegnato ad un docente specializzato nella materia;- separazione “dialettica” degli studi della storia e della geografia, ricollocando ciascuna delle due materie nell’ambito della disciplina di competenza tramite l’assegnazione di un monte ore adeguato e di una programmazione comune;- aumento delle ore disciplinari di italiano nei licei, nei tecnici e nei professionali. Nel momento in cui, ad opera della “riforma” delle scuole superiori di recente approvazione, le ore di italiano vengono pesantemente decurtate in ogni tipologia di scuola, ribadiamo la necessità del loro incremento a fronte del fatto che agli istituti superiori approdano studenti sempre più deboli nelle capacità di utilizzo della lingua a causa di un generalizzato processo di semplificazione ed essenzializzazione dei codici comunicativi. Aggiungiamo poi che è sempre più cospicua la quantità di studenti per i quali l’italiano non è la lingua madre;- negli istituti tecnici e professionali si rende necessario il potenziamento delle attività laboratoriali fortemente ridimensionate dalla “riforma” Gelmini. Occorre l’istituzione di laboratori relativi alle professioni artigianali e artistiche che sviluppino le competenze manuali e creative degli studenti anche in raccordo con le esigenze del territorio. Occorre creare la consapevolezza della parificazione delle professioni artigianali e manuali con quelle intellettuali, contro il criterio classista di retaggio gentiliano;- Per gli istituti tecnici e professionali si ipotizza un percorso strutturato di alternanza scuola-lavoro attraverso la formula degli stages, durante gli ultimi due anni di corso, integrati al curricolo e funzionali al raggiungimento degli obiettivi disciplinari, ma che non compromettano la possibilità degli studenti di continuare il loro percorso scolastico anche in prospettiva del proseguimento degli studi universitari. Per realizzare tale integrazione è necessaria un’attività di forte raccordo con le regioni e il mondo dell’impresa e l’istituzione della figura di un docente tutor a tempo pieno che garantisca la validità didattica del percorso e vigili sul rispetto delle norme di sicurezza e sui diritti degli studenti-lavoratori. PRECARIATO 1) Ritiro dei tagli;2) assunzione immediata dei precari su tutti i posti vacanti;3) istituzione della dotazione organica aggiuntiva (organico funzionale di istituto) per dotare le scuole di docenti stabilmente interni agli istituti, inseriti appieno nel percorso formativo, in grado di organizzare progetti di recupero ed approfondimento didattico e sostituire i colleghi assenti, garantendo la continuità didattica che la logica del precariato impedisce;4) conseguente creazione di un piano di assunzioni per esaurire in tempi rapidi le graduatorie attualmente esistenti. Parallela riapertura ed aggiornamento delle graduatorie;5) blocco dei vari trucchi relativi all’accorpamento delle classi di concorso mirante a ricollocare gli insegnanti perdenti posto a causa dei tagli anche su materie per le quali non risultano preparati e riflessione seria sulle medesime;6) nuovi percorsi abilitanti da attivare in favore dei precari non abilitati, che prevedano comunque il superamento di prove concorsuali per esami e titoli inerenti una specifica unità didattica;7) determinazione da parte del Consiglio Superiore della Docenza degli standard professionali dei docenti e dei criteri del reclutamento e della formazione iniziale e in itinere.