Cib Unicobas

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SÌ ALLA VALUTAZIONE FORMATIVA, NO ALLA VALUTAZIONE SOMMATIVA

Dionen

Mag 15, 2020

In tutte le disposizioni impartite sinora, ed in particolare nell’ultimo combinato-disposto degli atti di governo che riguardano la Scuola, “grandi assenti” risultano gli articoli 33 e 34 della Costituzione: proprio quelli che invece sostanziano il comma 2 dell’articolo 3: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” Nulla valgono quindi, per il legislatore, le disparità di ambito culturale, nella strumentazione telematica (30% di alunni non connessi o con connessioni problematiche), nell’accesso alla rete (spesso debole anche per l’assenza della banda larga, o inesistente), o l’occupazione della stessa in presenza di più figli o di genitori impegnati nel tele-lavoro.
-La Valutazione, nella scuola della Repubblica, ha il significato letterale di “attribuire valore” allo studio per “promuovere il pieno sviluppo della persona umana” e consentire così, in fieri, il libero e consapevole dispiegarsi nella vita politica, economica, sociale, culturale del Paese. Non è un caso che, nella “fretta” dell’emergenza (o utilizzandola come pretesto), oltre ad aver dimenticato gli articoli della Costituzione che rifondano la Scuola quale “Organo Costituzionale”, si sia dimenticato il quadro normativo di riferimento proprio in materia di Valutazione, ossia qualsiasi riferimento, per esempio, alla legge 517/77 o al DL.vo 62 del 13.4.2017, a tutt’oggi vigenti. La L. 517/77 parlò per prima di collegialità e “valutazione formativa” a conclusione di un dibattito pedagogico e culturale di grande spessore, venuto “dal basso”, ossia dai pedagogisti, dalle scuole, dagli insegnanti, dai genitori che, nel rispetto dei ruoli, collegialmente sperimentavano e innovavano. Perché nella Scuola, va ricordato con forza, esiste la libertà di sperimentazione!
-In quella legge l’esaltazione del valore formativo della valutazione passava per la programmazione degli interventi didattici ed educativi, per la “garanzia” agli alunni diversamente abili di percorsi di integrazione anche attraverso l’individualizzazione della didattica, per l’assegnazione di risorse congrue e specifiche. Proprio così la Valutazione assumeva concretamente quella dimensione formativa, perché diventava atto collegiale e perché si declinava nella sua dimensione “narrativa” che è l’unica possibile per tenere insieme le variabili di contesto e di percorso: l’unica che consente di praticare l’irrinunciabile pedagogia dell’errore, la sola che non operi la segmentazione schizofrenica tra conoscenze e competenze.
-Del perché non si faccia riferimento alla norme vigenti sulla Valutazione, cosa che avrebbe assicurato un’ottima intelaiatura giuridica e pedagogica per una equilibrata e giusta decretazione ministeriale in materia, soprattutto in tempi di emergenza, bisognerebbe chiederlo a Marco Bruschi (detto “Max”), che ha pur richiamato nella sua recente nota il valore formativo della valutazione ma che nel 2008 era consigliere di Maria Stella Gelmini. Fu proprio Maria Stella Gelmini, infatti, il Ministro del “tunnel dei neutrini” (senza “distanziamento sociale”), con il Decreto Legge n.° 137 del 1 settembre 2008, a reintrodurre, perfino nella scuola Primaria, la barbarie della valutazione in voti numerici espressi in decimi. Il decreto, convertito in legge (L. 169/2008), seguito dalla circolare n.°10 del 23/01/2009, era tutto volto all’eliminazione di fatto della pratica dei “giudizi”, ai quali la Scuola Elementare italiana, prima nel mondo (secondo l’Ocse) fino al 1990, era finalmente arrivata nei decenni precedenti grazie alle grande ventata dell’innovazione didattica ed ai Nuovi Programmi del 1985, firmati da fior di pedagogisti. Della task force della Gelmini faceva appunto parte Max Bruschi (del quale abbiamo chiesto le dimissioni), lo stesso che ora perora la magnificenza delle riunioni a distanza. A quel gruppo si deve il primo tentativo di smantellare la valutazione come atto collegiale, a partire dalla Scuola Primaria, e la riduzione dell’atto valutativo ad una media aritmetica basata su voti assegnati ad ogni singola prestazione. Insomma il governo Pd – 5 Stelle ricorre a Maria Stella Gelmini. Un eccellente esempio di continuità “pedagogica” e politica!
Ribadiamo quanto già dichiarammo all’inizio della pandemia: in questa particolare situazione sarebbe assolutamente improprio e scorretto, in primis sotto il profilo pedagogico, ricorrere alla valutazione sommativa, facendo come se nulla fosse e pretendendo di misurare col bilancino un percorso didattico malfermo ed assolutamente non oggettivabile. L’Unicobas esorta i Collegi dei Docenti degli Istituti di tutti gli ordini e gradi a discutere ed approvare mozioni che adeguino davvero la Scuola alla situazione reale, esprimendosi senza “se” e senza “ma” per una valutazione formativa, basata su giudizi argomentati e degni di questo nome e non sui voti. Con l’occasione, l’Unicobas ritiene che sarebbe ora di ridiscutere ampiamente la questione anche per il futuro post-pandemia, riportando a regime almeno nella Primaria la soppressione dei voti. Questo è il momento di far sentire davvero la voce della Scuola, contro le banali contumelie espresse dai tecnoburocrati di Viale Trastevere. Che i pedagogisti degni di questo nome rimasti in questo Paese e le Associazioni professionali che ancora hanno a cuore la Scuola uniscano la loro alla nostra voce!
p. l’Unicobas
Stefano d’Errico
(Segretario Nazionale)
Alessandra Fantauzzi
Stefano Lonzar
Alvaro Belardinelli
(membri dell’Esecutivo Nazionale)