Il governo ha reintrodotto gli adeguamenti automatici dell’età pensionabile (legge Fornero) anziché superarla, scaricando i costi della sostenibilità sui lavoratori. Parallelamente, promuove meccanismi di privatizzazione della previdenza e della sanità che indeboliscono la protezione sociale pubblica.
– l’età per l’accesso alla pensione di vecchiaia subirà incrementi: 67 anni (2026), 67 anni e 1 mese (dal 1° gennaio 2027) e 67 anni e 3 mesi (2028), con conseguente aggravio per i lavoratori, in particolare per i nati a dicembre 1960 costretti a prestare servizio fino a settembre 2028;
– dal 1° luglio 2026 è previsto il trasferimento automatico del TFR in forme di previdenza complementare per i neoassunti privati (con la trappola del silenzio-assenso), con il rischio di estensione al pubblico impiego;
– l’assicurazione sanitaria integrativa per il personale scolastico, introdotta dal CCNI sottoscritto il 29 dicembre 2025, presenta risorse pro capite irrisorie, coperture limitate, rafforza il mercato privato e viene finanziata tramite tagli al funzionamento delle scuole.
Per questi motivi si chiede e si propone:
1. L’abbassamento dell’età pensionistico a 65 anni e che sia garantito al personale della scuola il diritto di accedere alla pensione al raggiungimento effettivo dell’età anagrafica richiesta, senza vincoli legati all’ unica finestra d’uscita del 1° settembre.
2. Che il nuovo regime di “silenzio-assenso” per il trasferimento del TFR non venga esteso al pubblico impiego; ogni scelta previdenziale per il personale pubblico deve tornare ad essere esplicitamente volontaria.
3. Il ritiro o la revisione dell’assicurazione sanitaria integrativa così concepita e il suo ripensamento in favore di soluzioni realmente efficaci per la tutela della salute del personale.
4. Investimenti nel Servizio Sanitario Nazionale per ridurre le liste d’attesa e rafforzare i servizi pubblici, e contestuale incremento (non riduzione) delle risorse destinate al funzionamento delle scuole.
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